domenica 14 agosto 2011

DECRETO-LEGGE 13 agosto 2011, n. 138

Titolo I


DISPOSIZIONI PER LA STABILIZZAZIONE FINANZIARIA

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Ritenuta la straordinaria  necessita'  ed  urgenza di emanare disposizioni per la stabilizzazione finanziaria e per il contenimento della spesa pubblica al fine di garantire la stabilita' del Paese con riferimento all'eccezionale situazione di crisi internazionale  e  di instabilita' dei mercati e per rispettare gli impegni assunti in sede di Unione Europea, nonche' di adottare misure dirette a  favorire lo sviluppo e la competitivita' del Paese e il sostegno dell'occupazione;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella riunione del 12 agosto 2011;
Sulla proposta del Presidente del  Consiglio  dei  Ministri  e  del Ministro dell'economia e delle finanze;

                                Emana
                     il seguente decreto-legge:

                               Art. 1

         Disposizioni per la riduzione della spesa pubblica

  1.  In  anticipazione  della  riforma  volta  ad  introdurre  nella Costituzione la regola del pareggio  di  bilancio,  si  applicano  le disposizioni di cui al presente titolo. Gli  importi  indicati  nella
tabella di cui all'allegato C al decreto-legge 6 luglio 2011, n.  98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, alla voce "indebitamento", riga "totale", per gli anni 2012 e  2013,  sono
incrementati, rispettivamente, di  6.000  milioni  di  euro  e  2.500 milioni di  euro.  Con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei ministri, da emanare su proposta del Ministro dell'economia  e  delle
finanze entro il 25 settembre 2011, i predetti importi sono ripartiti tra i Ministeri e sono stabiliti i corrispondenti importi nella  voce "saldo netto da finanziare". L'importo previsto, per l'anno 2012,  al
primo periodo del presente comma puo' essere ridotto  di  un  importo fino al 50 per cento delle maggiori entrate previste dall'articolo 7, comma 6, in considerazione dell'effettiva applicazione  dell'articolo 7, commi da 1 a 6, del presente decreto.
  2. All'articolo 10, comma 1, del citato  decreto-legge  n.  98  del 2011 convertito con legge n. 111 del 2011, sono soppresse le  parole: "e,   limitatamente   all'anno   2012,   il   fondo   per   le   aree
sottoutilizzate".
  3. Le amministrazioni  indicate  nell'articolo  74,  comma  1,  del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni, dalla legge 6  agosto  2008,  n.  133,  e  successive  modificazioni,
all'esito della riduzione degli assetti  organizzativi  prevista  dal predetto articolo 74 e dall'articolo  2,  comma  8-bis,  del  decreto legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito  con  modificazioni  dalla
legge 26 febbraio 2010, n. 25, provvedono,  anche  con  le  modalita' indicate nell'articolo 41, comma 10, del  decreto-legge  30  dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27  febbraio
2009, n. 14:
    a) ad apportare, entro il 31 marzo 2012,  un'ulteriore  riduzione degli uffici dirigenziali di livello non generale, e  delle  relative dotazioni organiche, in misura non  inferiore  al  10  per  cento  di quelli risultanti a seguito dell'applicazione del  predetto  articolo 2, comma 8-bis, del decreto legge n. 194 del 2009;
    b) alla rideterminazione delle dotazioni organiche del  personale non dirigenziale, ad esclusione di  quelle  degli  enti  di  ricerca, apportando una ulteriore riduzione non  inferiore  al  10  per  cento della spesa complessiva relativa al numero dei posti di  organico  di tale personale risultante a seguito  dell'applicazione  del  predetto articolo 2, comma 8-bis, del decreto legge n. 194 del 2009.
  4. Alle amministrazioni che non abbiano adempiuto a quanto previsto dal comma 3 entro il 31 marzo  2012  e'  fatto  comunque  divieto,  a decorrere  dalla  predetta  data,  di  procedere  ad  assunzioni   di
personale a qualsiasi titolo e con qualsiasi contratto; continuano ad essere esclusi dal predetto divieto gli incarichi conferiti ai  sensi dell'articolo 19, commi 5-bis e 6, del decreto legislativo  30  marzo 2001, n. 165, e successive  modificazioni.  Fino  all'emanazione  dei provvedimenti  di  cui  al  comma  3  le  dotazioni  organiche   sono provvisoriamente individuate in misura pari  ai  posti  coperti  alla data di entrata in vigore della legge  di  conversione  del  presente decreto; sono fatte salve le procedure  concorsuali  e  di  mobilita' nonche' di conferimento di incarichi ai sensi dell'articolo 19, commi 5-bis e 6, del decreto legislativo  n.  165  del  2001  avviate  alla predetta data.
  5. Restano esclusi dall'applicazione dei commi 3 e 4  il  personale amministrativo operante presso gli uffici giudiziari,  la  Presidenza del Consiglio, le Autorita' di bacino di rilievo nazionale, il  Corpo della polizia penitenziaria, i  magistrati,  l'Agenzia  italiana  del farmaco, nei limiti consentiti dalla normativa  vigente,  nonche'  le strutture del comparto  sicurezza,  delle  Forze  armate,  del  Corpo nazionale dei vigili del  fuoco,  e  quelle  del  personale  indicato nell'articolo 3, comma 1, del citato decreto legislativo n.  165  del 2001. Continua a trovare  applicazione  l'art.  6,  comma  21-sexies, primo periodo del decreto legge 31 maggio  2010,  n.  78,  convertito dalla legge  30  luglio  2010,  n.  122.  Restano  ferme  le  vigenti disposizioni in materia di limitazione delle assunzioni.
  6.  All'articolo  40  del  citato  decreto-legge  n.  98  del  2011 convertito con legge n. 111 del  2011,  sono  apportate  le  seguenti modificazioni:
    a) al comma 1-ter, le parole: "del 5 per cento per l'anno 2013  e del 20 per cento a decorrere dall'anno 2014", sono  sostituite  dalle seguenti: "del 5 per cento per l'anno 2012  e  del  20  per  cento  a decorrere dall'anno 2013"; nel medesimo comma , in fine, e'  aggiunto il seguente periodo: "Al fine di garantire gli effetti finanziari  di cui al comma 1-quater, in alternativa, anche parziale, alla riduzione di cui al primo  periodo,  puo'  essere  disposta,  con  decreto  del Presidente del consiglio  dei  ministri,  su  proposta  del  Ministro dell'economia e delle finanze, la rimodulazione delle aliquote  delle imposte indirette, inclusa l'accisa.";
    b) al comma 1-quater, primo periodo,  le  parole:  "30  settembre 2013", sono sostituite  dalle  seguenti:  "30  settembre  2012";  nel medesimo periodo, le parole: "per l'anno 2013", sono sostituite dalle seguenti: "per l'anno 2012, nonche' a  16.000  milioni  di  euro  per l'anno 2013".
  7. All'articolo 10, comma 12, del citato decreto-legge  n.  98  del 2011 convertito con legge n. 111 del 2011, dopo il primo periodo,  e' inserito il seguente: "Nella ipotesi prevista dal primo  periodo  del presente comma ovvero nel  caso  in  cui  non  siano  assicurati  gli obiettivi di risparmio  stabiliti  ai  sensi  del  comma  2,  con  le modalita' previste dal citato primo periodo puo' essere disposto, nel rispetto degli equilibri di bilancio  pluriennale,  il  differimento, senza interessi, del pagamento della tredicesima mensilita' dovuta ai dipendenti delle pubbliche  amministrazioni  di  cui  all'articolo  1 comma 2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,  in  tre  rate annuali posticipate. Con decreto  di  natura  non  regolamentare  del Ministro dell'economia e delle finanze sono stabilite le disposizioni tecniche per l'attuazione del presente comma".
  8. All'articolo 20, comma 5, del citato  decreto-legge  n.  98  del 2011 convertito con legge n. 111 del 2011, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) nell'alinea, le parole: "per gli anni 2013 e successivi", sono sostituite dalle seguenti: "per gli anni 2012 e successivi";
    b) alla lettera a), le parole:  "per  800  milioni  di  euro  per l'anno 2013 e" sono soppresse; nella medesima lettera, le parole:  "a decorrere  dall'anno  2014",  sono  sostituite  dalle  seguenti:   "a decorrere dall'anno 2012";
    c) alla lettera b), le parole: "per 1.000  milioni  di  euro  per l'anno 2013 e" sono soppresse; nella medesima lettera, le parole:  "a decorrere  dall'anno  2014",  sono  sostituite  dalle  seguenti:   "a decorrere dall'anno 2012";
    d) alla lettera c), le parole:  "per  400  milioni  di  euro  per l'anno 2013", sono sostituite dalle seguenti:  "per  700  milioni  di euro  per  l'anno  2012";  nella  medesima  lettera,  le  parole:  "a decorrere  dall'anno  2014",  sono  sostituite  dalle  seguenti:   "a decorrere dall'anno 2013";
    e) alla lettera d), le parole: "per 1.000  milioni  di  euro  per l'anno 2013" sono sostituite dalle seguenti: "per  1.700  milioni  di euro  per  l'anno  2012";  nella  medesima  lettera,  le  parole:  "a decorrere  dall'anno  2014",  sono  sostituite  dalle  seguenti:   "a decorrere dall'anno 2013".
  9. All'articolo  20,  del  citato  decreto-legge  n.  98  del  2011 convertito con legge n. 111 del  2011,  sono  apportate  le  seguenti modificazioni:
    a) al comma 2, le parole:  "a  decorrere  dall'anno  2013",  sono sostituite dalle seguenti: "a decorrere dall'anno 2012";
    b) al comma 3, le parole:  "a  decorrere  dall'anno  2013",  sono sostituite dalle seguenti: "a decorrere dall'anno 2012"; nel medesimo comma, il secondo periodo e' soppresso; nel medesimo comma, al  terzo
periodo sostituire le parole "di cui a  primi  due  periodi"  con  le seguenti: "di cui al primo periodo".
  10. All'articolo 6 del decreto legislativo 6 maggio  2011,  n.  68, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) al comma 1, primo periodo, le parole: "A  decorrere  dall'anno 2013", sono sostituite dalle seguenti: "A decorrere dall'anno 2012";
    b) al comma 1, lettera a), le parole:  "per  l'anno  2013",  sono sostituite dalle seguenti: "per gli anni 2012 e 2013";
    c) al comma 2, le  parole:  "Fino  al  31  dicembre  2012",  sono sostituite dalle seguenti: "Fino al 31 dicembre 2011".
  11.  La  sospensione  di  cui  all'articolo   1,   comma   7,   del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, convertito,  con  modificazioni, dalla legge 24 luglio 2008, n. 126, confermata dall'articolo 1, comma
123, della legge  13  dicembre  2010,  n.  220,  non  si  applica,  a decorrere dall'anno 2012, con  riferimento  all'addizionale  comunale all'imposta sul reddito delle  persone  fisiche  di  cui  al  decreto
legislativo 28 settembre 1998, n. 360. E' abrogato l'articolo  5  del decreto legislativo 14  marzo  2011,  n.  23;  sono  fatte  salve  le deliberazioni dei comuni adottate nella vigenza del predetto articolo 5.
  12. L'importo della manovra prevista dal comma 8  per  l'anno  2012 puo' essere complessivamente ridotto di un importo  fino  al  50  per cento delle maggiori entrate previste dall'articolo 7,  comma  6,  in
considerazione dell'effettiva applicazione dell'articolo 7, commi  da 1 a 6, del presente  decreto.  La  riduzione  e'  distribuita  tra  i comparti interessati con decreto del Ministro dell'economia  e  delle finanze, d'intesa con la Conferenza unificata. La soppressione  della misura della tariffa per gli atti soggetti ad IVA di cui all'articolo 17, comma 6, del decreto legislativo 6  maggio  2011,  n.  68,  nella
tabella allegata al decreto ministeriale 27 novembre  1998,  n.  435, recante "Regolamento recante norme di  attuazione  dell'articolo  56, comma 11, del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, per la  determinazione
delle misure dell'imposta provinciale di trascrizione", ha  efficacia a  decorrere  dalla  data  di  entrata  in  vigore  della  legge di conversione del presente decreto, anche in assenza  del  decreto  del Ministro dell'economia e delle finanze di cui al citato articolo  17, comma 6, del decreto legislativo  n.  68  del  2011.  Per  tali  atti soggetti ad IVA, le misure dell'imposta provinciale  di  trascrizione sono pertanto determinate secondo quanto previsto per  gli  atti  non soggetti ad IVA. Le province, a  decorrere  dalla  medesima  data  di entrata in vigore della legge di conversione  del  presente  decreto, percepiscono  le  somme  dell'imposta  provinciale  di   trascrizione conseguentemente loro spettanti.
  13. All'articolo 21, comma 3, del decreto-legge 6 luglio  2011,  n. 98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n.  111, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodo: "Dall'anno 2012 il  fondo
di cui al presente comma e' ripartito,  d'intesa  con  la  Conferenza Stato-regioni,  sulla  base  di  criteri  premiali   individuati   da un'apposita struttura paritetica da istituire senza nuovi o  maggiori oneri a carico della finanza pubblica. La predetta  struttura  svolge compiti  di  monitoraggio  sulle  spese  e sull'organizzazione   del trasporto  pubblico  locale.  Il  50  per  cento  delle  risorse   e' attribuito, in particolare,  a  favore  degli  enti  collocati  nella classe degli enti piu' virtuosi; tra  i  criteri  di  virtuosita'  e' comunque  inclusa  l'attribuzione  della  gestione  dei  servizi   di trasporto con procedura ad evidenza pubblica.".
  14. All'articolo  15  del  citato  decreto-legge  n.  98  del  2011 convertito con legge n. 111 del 2011, dopo il comma 1, e' inserito il seguente: "1-bis. Fermo quanto previsto dal comma 1, nei casi in  cui il bilancio di un ente sottoposto alla vigilanza dello Stato non  sia deliberato nel termine  stabilito  dalla normativa  vigente,  ovvero presenti una situazione di disavanzo di competenza per  due  esercizi
consecutivi,  i  relativi  organi,  ad  eccezione  del  collegio  dei revisori o sindacale, decadono ed e' nominato un commissario  con  le modalita'  previste  dal  citato  comma  1;   se   l'ente   e'   gia'
commissariato, si procede alla nomina di  un  nuovo  commissario.  Il commissario approva il bilancio, ove necessario, e adotta  le  misure necessarie per ristabilire l'equilibrio finanziario dell'ente; quando
cio' non sia possibile, il commissario chiede che l'ente sia posto in liquidazione coatta amministrativa ai sensi del comma 1.  Nell'ambito delle misure  di  cui  al  precedente  periodo  il  commissario  puo' esercitare  la  facolta'  di  cui  all'articolo  72,  comma  11,  del decreto-legge 25 giugno 2008, n 112, convertito con  legge  6  agosto 2008, n. 133,  anche  nei  confronti  del  personale  che  non  abbia
raggiunto l'anzianita' massima contributiva di quaranta anni.".
  15. Al comma 2 dell'articolo 17 del decreto-legge n.  78  del  2010 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010,  dopo  la parola "emesse" sono aggiunte le  parole  "o  contratte"  e  dopo  le parole "concedere prestiti", sono  aggiunte  le  seguenti:  "o  altre forme di assistenza finanziaria".
  16.  Le  disposizioni  di  cui  all'articolo  72,  comma  11,   del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con legge  6  agosto 2008, n. 133, si applicano anche negli anni 2012, 2013 e 2014.
  17. All'articolo 16, comma 1, del decreto legislativo  30  dicembre 1992, n. 503, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) al secondo periodo, le parole: "accogliere la richiesta", sono sostituite dalle seguenti: "trattenere in  servizio  il  dipendente"; nel medesimo periodo, la parola: "richiedente", e'  sostituita  dalla seguente: "dipendente";
    b) al terzo periodo, le parole: "La domanda di", sono  sostituite dalle seguenti: "La disponibilita' al";
    c) al quarto periodo, le  parole:  "presentano  la  domanda",  e' sostituita dalle seguenti: "esprimono la disponibilita'".
  18. Al fine di assicurare la massima funzionalita' e flessibilita', in  relazione  a  motivate  esigenze  organizzative,   le   pubbliche amministrazioni  di  cui  all'articolo  1,  comma  2,   del   decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono  disporre,  nei  confronti del personale appartenente alla carriera  prefettizia  ovvero  avente qualifica dirigenziale, il passaggio ad altro  incarico  prima  della data di scadenza dell'incarico ricoperto prevista dalla  normativa  o dal contratto. In tal caso il dipendente conserva, sino alla predetta data, il trattamento economico in godimento  a  condizione  che,  ove necessario, sia prevista la compensazione finanziaria, anche a carico del fondo per la retribuzione di posizione e di risultato o di  altri fondi analoghi.
  19. All'articolo 30, comma 2-bis, del decreto legislativo 30  marzo 2001, n. 165,  in  fine  sono aggiunte  le  seguenti  parole:  ";  il trasferimento puo' essere disposto anche se la vacanza  sia  presente
in area diversa da quella di inquadramento assicurando la  necessaria neutralita' finanziaria.".
  20. All'articolo  18  del  decreto-legge  6  luglio  2011,  n.  98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, al comma 1, le parole " 2020", "2021", "2022", "2023",  "2024",  "2025", "2031" e  "2032"  sono  sostituite  rispettivamente  dalle  seguenti: "2016", "2017", "2018", "2019", "2020", "2021", "2027" e "2028".
  21. Con effetto dal 1° gennaio 2012 e con riferimento  ai  soggetti che maturano i requisiti  per  il  pensionamento  a  decorrere  dalla predetta data all'articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997,
n. 449, dopo le parole "anno scolastico  e  accademico"  inserire  la seguente: "dell'anno successivo". Resta  ferma  l'applicazione  della disciplina vigente prima dell'entrata in vigore  del  presente  comma
per i soggetti che maturano i requisiti per il pensionamento entro il 31 dicembre 2011.
  22. Con effetto dalla  data  di  entrata  in  vigore  del  presente decreto e con riferimento ai soggetti che maturano i requisiti per il pensionamento a decorrere dalla  predetta  data  all'articolo  3  del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito con modificazioni  con legge 28 maggio 1997, n. 140, sono apportate le seguenti modifiche:
    a) al comma 2 le parole "decorsi sei mesi  dalla  cessazione  del rapporto  di  lavoro."  sono  sostituite  dalle  seguenti:   "decorsi ventiquattro mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro e, nei casi di cessazione dal servizio per raggiungimento dei limiti di eta' o di servizio previsti dagli ordinamenti di appartenenza, per collocamento a riposo d'ufficio a causa del raggiungimento dell'anzianita' massima di  servizio  prevista  dalle  norme  di  legge  o   di   regolamento applicabili nell'amministrazione, decorsi sei mesi  dalla  cessazione del rapporto di lavoro.";
    b)  al  comma  5  sono  soppresse  le   seguenti   parole:   "per raggiungimento dei limiti  di  eta'  o  di  servizio  previsti  dagli ordinamenti di appartenenza, per collocamento a  riposo  d'ufficio  a causa del raggiungimento dell'anzianita' massima di servizio prevista dalle norme di legge o di regolamento    applicabili nell'amministrazione,".
  23. Resta  ferma  l'applicazione  della  disciplina  vigente  prima dell'entrata in vigore del comma 22 per i soggetti che hanno maturato i requisiti per il pensionamento  prima  della  data  di  entrata  in vigore del presente decreto e,  limitatamente  al personale per il quale la decorrenza del trattamento pensionistico e' disciplinata  in base al comma 9 dell'articolo 59 della legge  27  dicembre  1997,  n. 449, e successive modificazioni ed integrazioni, per i  soggetti  che hanno maturato i requisiti per il pensionamento entro il 31  dicembre 2011.
  24. A decorrere dall'anno  2012  con  decreto  del  Presidente  del Consiglio  dei  Ministri,  previa  deliberazione  del  Consiglio  dei Ministri, da emanare entro il 30 novembre dell'anno precedente,  sono
stabilite  annualmente  le  date  in  cui  ricorrono  le   festivita' introdotte con legge dello Stato non conseguente ad  accordi  con  la Santa Sede, nonche' le celebrazioni nazionali  e  le  festivita'  dei
Santi Patroni in modo tale che, sulla base della piu' diffusa  prassi europea, le stesse cadano il venerdi' precedente  ovvero  il  lunedi' seguente  la  prima   domenica   immediatamente   successiva   ovvero
coincidano con tale domenica.
  25. La dotazione del fondo per interventi strutturali  di  politica economica, di cui all'articolo 10,  comma  5,  del  decreto-legge  29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge  27
dicembre 2004, n. 307, e' incrementata , per l'anno  2012,  di  2.000 milioni di euro.
  26. All'articolo 78, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008,  n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge  6  agosto  2008,  n.133, dopo il terzo periodo e' inserito il seguente:  "Fermo  restando
quanto previsto dagli articoli 194 e 254 del decreto  legislativo  18 agosto 2000, n. 267, per procedere alla  liquidazione  degli  importi inseriti nel piano di rientro e riferiti ad obbligazioni assunte alla data del 28 aprile 2008, in luogo della deliberazione consiliare di cui al medesimo articolo 194, comma 1, del  decreto  legislativo 18 agosto 2000, n. 26 e' sufficiente una determina  dirigenziale  del Comune.
  27. Il comma 17 dell'articolo 14 del decreto legge 31 maggio  2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30  luglio  2010,  n. 122, e' sostituito dal seguente: "17.  Il  Commissario  straordinario del Governo puo' estinguere, nei limiti dell'articolo 2  del  decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 18 marzo  2011,  i  debiti della gestione  commissariale  verso  Roma  Capitale,  diversi  dalle anticipazioni  di  cassa  ricevute,  ad  avvenuta  deliberazione  del bilancio di previsione per gli anni 2011 - 2013, con la  quale  viene dato espressamente atto dell'adeguatezza e dell'effettiva  attuazione delle misure occorrenti per il reperimento delle risorse  finalizzate a  garantire  l'equilibrio   economico-finanziario   della   gestione ordinaria, nonche' subordinatamente  a  specifico  motivato  giudizio sull'adeguatezza ed effettiva attuazione  delle  predette  misure  da parte dell'organo di revisione, nell'ambito del parere sulla proposta di bilancio di  previsione  di  cui  alla  lettera  b)  del  comma  1 dell'articolo 239 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
  28. La commissione di cui  all'articolo  1,  comma  3,  del  citato decreto-legge n. 98 del 2011 convertito con legge n. 111 del 2011 e' integrata con un esperto designato dal Ministro dell'economia e delle finanze.
  29. I dipendenti delle amministrazioni pubbliche di'  cui  all'art.1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, esclusi  i magistrati, su  richiesta  del  datore  di  lavoro,  sono  tenuti  ad effettuare la prestazione in luogo di lavoro  e  sede  diversi  sulla base di motivate esigenze, tecniche, organizzative e  produttive  con riferimento ai piani della performance o ai piani di razionalizzazione, secondo  criteri ed   ambiti regolati dalla contrattazione collettiva di comparto. Nelle  more  della  disciplina contrattuale si fa  riferimento ai criteri datoriali, oggetto di informativa preventiva, e il trasferimento e' consentito in  ambito del  territorio  regionale di riferimento; per il personale del Ministero dell'interno il trasferimento puo' essere disposto anche al di fuori del territorio regionale di riferimento. Dall'attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori  oneri  a  carico della finanza pubblica.
  30. All'aspettativa di cui all'articolo 1,  comma  5,  del  decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito in legge 15  luglio  2011,  n. 111, si applica la disciplina prevista dall'articolo 8 comma 2  della legge 15 luglio 2002 n. 145;  resta  ferma  comunque  l'applicazione, anche nel caso di collocamento in aspettativa,  della  disciplina  di cui all'articolo 7-vicies quinquies  del  decreto  legge  31  gennaio 2005, n.  7,  convertito  con  legge  31  marzo  2005,  n.  43,  alle fattispecie ivi indicate.
  31. Gli enti pubblici non  economici  inclusi  nell'elenco  di  cui all'articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2011,  n.  196,  con una dotazione organica inferiore alle settanta unita', con esclusione degli ordini professionali  e  loro  federazioni,  delle  federazioni sportive, degli enti la cui funzione consiste nella  conservazione  e nella  trasmissione  della   memoria   della   Resistenza   e   delle deportazioni, anche con riferimento alle leggi  20  luglio  2000,  n. 211, istitutiva della Giornata della memoria e della legge  30  marzo 2004, n.  92,  istitutiva  del  Giorno  del  ricordo,  nonche'  delle Autorita' portuali e degli enti parco, sono soppressi al  novantesimo giorno dalla data di entrata in vigore  del  presente  decreto.  Sono esclusi  dalla  soppressione  gli  enti,  di   particolare   rilievo, identificati con apposito decreto del Presidente  del  Consiglio  dei ministri da emanare entro quarantacinque giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Le  funzioni  esercitate  da  ciascun ente soppresso sono attribuite all'amministrazione vigilante  ovvero, nel  caso  di  pluralita'  di  amministrazioni  vigilanti,  a  quella
titolare delle maggiori competenze nella materia che ne  e'  oggetto.
L'amministrazione  cosi'  individuata  succede  a  titolo  universale all'ente  soppresso,  in  ogni  rapporto,  anche  controverso,  e  ne acquisisce le risorse finanziarie,  strumentali  e  di  personale.  I rapporti  di  lavoro  a  tempo  determinato,  alla   prima   scadenza successiva alla soppressione dell'ente, non possono essere  rinnovati o prorogati. Con decreto del Presidente del Consiglio  dei  ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle  finanze  le  funzioni commissariali di gestioni liquidatorie di  enti  pubblici  ovvero di stati  passivi,  riferiti  anche  ad  enti  locali,  possono   essere attribuite a societa' interamente posseduta dallo Stato.
  32. All'articolo 19, comma 2,  del  decreto  legislativo  30  marzo 2001, n. 165, in fine, e' aggiunto il seguente periodo: "Nell'ipotesi prevista dal terzo  periodo del presente comma, ai fini della liquidazione del trattamento di fine servizio,  comunque  denominato, nonche' dell'applicazione dell'articolo 43, comma 1, del decreto  del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092,  e  successive modificazioni,  l'ultimo   stipendio   va   individuato   nell'ultima retribuzione percepita prima del  conferimento  dell'incarico  avente durata inferiore a tre anni.". La disposizione del presente comma  si
applica agli incarichi conferiti successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto nonche' agli incarichi aventi comunque decorrenza successiva al 1° ottobre 2011.
  33. All'articolo 1, comma 2, del citato  decreto-legge  n.  98  del 2011 convertito con legge n.  111  del  2011,  il  primo  periodo  e' sostituito dal seguente: "La  disposizione  di  cui  al  comma  1  si applica, oltre che alle cariche e  agli  incarichi  negli  organismi, enti e istituzioni, anche  collegiali,  di  cui  all'allegato  A  del medesimo  comma,  anche  ai   segretari   generali,   ai   capi   dei dipartimenti, ai dirigenti di prima  fascia,  ai  direttori  generali degli enti e ai titolari  degli  uffici  a  questi  equiparati  delle amministrazioni centrali dello Stato.".



Art. 2


                 Disposizioni in materia di entrate 

 1.  In  considerazione  della   eccezionalita'   della   situazione economica internazionale e tenuto conto delle esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, a decorrere dal 2011 e fino al 2013, in deroga  all'articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, sul reddito complessivo di  cui all'articolo 8 del testo unico delle imposte  sui  redditi  approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, di importo superiore a 90.000 euro  lordi annui, e' dovuto un contributo di solidarieta' del 5 per cento  sulla parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonche'  del 10 per cento sulla parte eccedente 150.000 euro. Il contributo di solidarieta' e' deducibile  dal  reddito complessivo, ai sensi dell'articolo 10 del  citato  testo  unico  n. 917 del 1986. Sono abrogate le disposizioni di cui all'articolo 9, comma 2, del  decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, nonche' quelle di cui all'articolo  18, comma 22-bis, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni,  dalla   legge   15   luglio   2011,   n.   111.   Per l'accertamento,  la  riscossione  e  il  contenzioso  riguardante  il contributo di solidarieta', si applicano le disposizioni vigenti  per le imposte sui  redditi.
Qualora dall'applicazione del contributo derivi un aggravio di prelievo superiore a quello che si determinerebbe applicando ai fini IRPEF l'aliquota marginale  del  48 per cento allo scaglione di reddito di cui all'articolo 11, comma  1, lettera e), del predetto testo unico delle imposte  sui  redditi,  il contribuente puo' optare per l'assolvimento dell'imposta sul  reddito delle persone fisiche cosi' calcolata  in  luogo  del  contributo  di solidarieta'. Il predetto contributo non si applica alle retribuzioni
o indennita' assoggettate alla riduzione prevista  dall'articolo  13, comma 1.
  2. Con decreto del  Ministro  dell'economia  e  delle  finanze,  da emanare entro il 30 settembre 2011, sono determinate le modalita'  di attuazione delle disposizioni di cui al comma 1, garantendo l'assenza
di oneri per il bilancio dello Stato e assicurando  il  coordinamento tra le disposizioni  di  cui  al  comma  1 e quelle contenute  nei soppressi articoli 9, comma 2, del  decreto-legge  n.  78  del  2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, e 18, comma 22-bis, del decreto-legge  n.  98  del  2011,  convertito,  con modificazioni, dalla legge n. 111 del 2011.
  3.  Il  Ministero dell'economia e delle finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, con  propri decreti dirigenziali adottati entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, emana tutte le disposizioni in materia di giochi pubblici utili al fine di assicurare maggiori  entrate, potendo  tra l'altro introdurre nuovi giochi,  indire  nuove  lotterie,  anche  ad estrazione istantanea, adottare nuove modalita' di gioco  del  Lotto, nonche' dei  giochi  numerici  a  totalizzazione  nazionale,  variare l'assegnazione della percentuale della posta di  gioco  a  montepremi ovvero a vincite in denaro, la misura del  prelievo  erariale  unico, nonche' la percentuale del compenso  per  le  attivita'  di  gestione ovvero  per  quella  dei  punti  vendita.   Il   Direttore   generale dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato puo' proporre al Ministro  dell'economia  e  delle  finanze  di  disporre  con  propri
decreti, entro il 31 dicembre 2011, tenuto anche conto dei provvedimenti di variazione delle tariffe dei prezzi di vendita al pubblico dei tabacchi lavorati eventualmente  intervenuti, l'aumento dell'aliquota  di  base  dell'imposta  di  consumo  sulle   sigarette prevista dall'allegato I al decreto legislativo 26 ottobre  1995,  n. 504 e successive modificazioni. L'attuazione delle  disposizioni  del presente comma assicura maggiori entrate in misura  non  inferiore  a 1.500 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2012.  Le  maggiori entrate derivanti dal presente comma  sono  integralmente  attribuite allo Stato.
  4. A fini di  adeguamento  alle  disposizioni  adottate  in  ambito comunitario  in  tema  di  prevenzione  dell'utilizzo   del   sistema finanziario  a  scopo  di  riciclaggio  dei  proventi  di   attivita' criminose e di finanziamento del terrorismo, le limitazioni all'uso del contante e dei titoli al portatore, di cui all'articolo 49, commi 1, 5, 8, 12 e 13, del decreto legislativo 21 novembre 2007,  n. 231, sono adeguate all'importo di euro duemilacinquecento; conseguentemente, nel comma 13 del predetto articolo 49,  le  parole: «30 giugno 2011» sono sostituite dalle seguenti: «30 settembre 2011».
 5. All'articolo 12 del decreto legislativo  18  dicembre  1997,  n.471, dopo il comma 2-quinquies, sono inseriti i seguenti: "2-sexies. Qualora siano state  contestate  a  carico  di  soggetti iscritti in albi ovvero ad ordini  professionali,  nel  corso  di  un quinquennio, quattro distinte violazioni dell'obbligo di emettere  il documento certificativo dei corrispettivi compiute in giorni diversi, e' disposta in ogni caso la  sanzione  accessoria  della  sospensione dell'iscrizione all'albo o all'ordine per un periodo da tre giorni ad un mese. In caso di recidiva,  la  sospensione  e'  disposta  per  un periodo da quindici giorni a sei mesi.  In  deroga  all'articolo  19, comma 7, del  decreto  legislativo  18  dicembre  1997,  n.  472,  il
provvedimento di sospensione e' immediatamente esecutivo. Gli atti di sospensione  sono  comunicati  all'ordine  professionale  ovvero al soggetto competente alla  tenuta  dell'albo  affinche'  ne  sia  data
pubblicazione  sul  relativo   sito   internet.   Si   applicano   le disposizioni dei commi 2-bis e 2-ter.
  2-septies. Nel caso in cui le violazioni di cui al  comma  2-sexies siano  commesse  nell'esercizio  in  forma  associata  di   attivita' professionale, la sanzione accessoria di cui  al  medesimo  comma  e'
disposta nei confronti di tutti gli associati.".
  6. Le ritenute, le imposte sostitutive  sugli  interessi,  premi  e ogni altro provento di cui all'articolo 44 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e sui  redditi  diversi  di cui all'articolo 67, comma 1, lettere  da  c-bis  a  c-quinquies  del medesimo decreto, ovunque ricorrano, sono stabilite nella misura  del 20 per cento.
  7. La  disposizione  di  cui  al  comma  6  non  si  applica  sugli interessi, premi e ogni altro provento di  cui  all'articolo  44  del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986,  n.  917  e sui redditi diversi di cui all'articolo 67, comma 1, lettera  c-ter), ovvero sui redditi di  capitale  e  sui  redditi  diversi  di  natura finanziaria del medesimo decreto nei seguenti casi:
    a) obbligazioni e altri titoli di cui all'articolo 31 del decreto del  Presidente  della  Repubblica  29  settembre  1973,  n.  601  ed equiparati;
    b) obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nella lista di cui  al decreto emanato ai sensi dell'articolo  168-bis  del  medesimo  testo unico;
    c)  titoli  di  risparmio  per  l'economia  meridionale  di   cui all'articolo 8, comma 4 del decreto-legge  13  maggio  2011,  n.  70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106;
    d) piani di risparmio a lungo termine appositamente istituiti.
  8. La disposizione di cui al comma 6 non si applica  altresi'  agli interessi di cui al comma 8-bis dell'articolo 26-quater  del  decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, agli utili
di cui all'articolo 27, comma 3-ter, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600,  al  risultato  netto  maturato delle forme di previdenza complementare di cui al decreto legislativo
5 dicembre 2005, n. 252.
  9. La misura dell'aliquota di  cui  al  comma  6  si  applica  agli interessi, ai premi e ad ogni altro provento di cui  all'articolo  44 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917,
divenuti esigibili e ai redditi diversi realizzati a decorrere dal 1° gennaio 2012.
  10. Per i  dividendi  e  proventi  ad  essi  assimilati  la  misura dell'aliquota di cui al comma 6 si applica a quelli percepiti dal  1° gennaio 2012.
  11. Per le obbligazioni e i titoli similari di cui all'articolo  2, comma 1, del decreto legislativo 1° aprile 1996, n.  239,  la  misura dell'aliquota di cui al comma 6 si applica agli interessi, ai premi e ad ogni altro  provento  di  cui  all'articolo  44  del  decreto  del Presidente della Repubblica 22  dicembre  1986,  n.  917  maturati  a partire dal 1° gennaio 2012.
  12. Per le gestioni individuali di portafoglio di cui  all'articolo 7 del decreto  legislativo  21  novembre  1997,  n.  461,  la  misura dell'aliquota di cui al comma 6 si applica sui risultati  maturati  a partire dal 1° gennaio 2012.
  13. Nel decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre  1973, n. 600, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) all'articolo 26:
      1) il comma 1 e' sostituito dal seguente: "I soggetti  indicati nel comma 1 dell'articolo 23, che hanno emesso  obbligazioni,  titoli similari e cambiali finanziarie, operano  una  ritenuta  del  20  per cento, con obbligo di rivalsa,  sugli  interessi  ed  altri  proventi corrisposti ai possessori";
      2) al comma 3, il secondo e terzo periodo sono soppressi;
      3) il comma 3-bis  e'  sostituito  dal  seguente:  "I  soggetti indicati nel comma 1 dell'articolo 23, che corrispondono  i  proventi di cui alle lettere g-bis) e g-ter) del comma 1, dell'articolo 44 del testo unico delle imposte sui redditi approvato con  il  decreto  del Presidente  della  Repubblica  22  dicembre  1986,  n.  917,   ovvero intervengono nella loro riscossione operano sui predetti proventi una ritenuta con aliquota  del  20  per  cento.  Nel  caso  dei  rapporti indicati nella lettera g-bis), la predetta ritenuta  e'  operata,  in luogo della ritenuta di cui al comma 3, anche sugli interessi  e  gli altri proventi maturati nel periodo di durata dei predetti rapporti";
      4) al comma 5, il terzo periodo e' soppresso;
    b) all'articolo 26-quinquies, al comma 3, ultimo periodo, dopo le parole "prospetti periodici" sono aggiunte le seguenti: "al netto  di una quota dei proventi riferibili alle obbligazioni e altri titoli di cui all'articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica  29 settembre 1973, n. 601 ed equiparati e alle obbligazioni emesse dagli Stati inclusi  nella lista di cui al decreto emanato ai sensi dell'articolo 168-bis del  testo  unico  delle  imposte  sui  redditi approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22  dicembre 1986, n. 917. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono stabilite le  modalita'  di  individuazione  della  quota  dei proventi di cui al periodo precedente.";
    c) all'articolo 27:
      1) al comma 3, il secondo periodo e' soppresso;
      2) al comma 3, all'ultimo periodo,  le  parole  "quattro  noni" sono sostituite dalle seguenti: "di un quarto".
  14. Nella legge 23 marzo 1983, n. 77, all'articolo 10-ter, dopo il comma 2 e' aggiunto il seguente comma: "2-bis. I proventi di  cui  ai commi 1 e 2 sono determinati al  netto  di  una  quota  dei  proventi
riferibili alle obbligazioni e altri titoli di  cui  all'articolo  31 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601 ed equiparati e alle obbligazioni emesse dagli  Stati  inclusi  nella lista di cui al decreto emanato ai sensi  dell'articolo  168-bis  del testo unico delle imposte sui redditi approvato con  il  decreto  del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono stabilite le modalita' di individuazione  della  quota  dei  proventi   di   cui al periodo precedente.".
  15. Nel testo unico delle imposte sui redditi approvato con  il decreto del Presidente della Repubblica 22  dicembre  1986,  n.  917, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) all'articolo 18, comma 1, le parole "commi 1-bis e 1-ter" sono sostituite dalle parole "comma 1-bis";
    b) all'articolo 73,  il  comma  5-quinquies,  e'  sostituito  dal seguente: "Gli organismi di investimento collettivo del risparmio con sede in Italia, diversi dai fondi immobiliari, e quelli con  sede  in Lussemburgo, gia' autorizzati al collocamento  nel  territorio  dello Stato, di cui all'articolo  11-bis  del  decreto-legge  30  settembre 1983, n. 512, convertito, con modificazioni, dalla legge 25  novembre 1983, n. 649, e successive  modificazioni,  non  sono  soggetti  alle imposte sui redditi. Le ritenute operate sui redditi di capitale sono a titolo di imposta. Non si applicano la ritenuta prevista dal  comma 2 dell'articolo 26 del decreto del  Presidente  della  Repubblica  29 settembre 1973, n. 600 e successive modificazioni, sugli interessi ed altri proventi dei conti correnti e depositi bancari  e  le  ritenute previste dai commi 3-bis e 5 del medesimo articolo 26 e dall'articolo 26-quinquies del predetto decreto nonche' dall'articolo 10-ter  della legge 23 marzo 1983, n. 77, e successive modificazioni.".
  16. Nel decreto-legge 28  giugno  1990,  n.  167,  convertito,  con modificazioni, nella legge 4 agosto 1990,  n.  227,  all'articolo  4, comma 1, le parole "e 1-ter" sono soppresse.
  17.  Nella  legge  28  dicembre  1995,  n.  549, il comma   115 dell'articolo 3 e' sostituito dal seguente: "Se i titoli indicati nel comma 1 dell'articolo 26 del decreto del Presidente della  Repubblica 29 settembre 1973, n. 600 sono emessi da societa' o enti, diversi dalle banche, il cui capitale e'  rappresentato da azioni non negoziate in mercati regolamentati  degli  Stati  membri  dell'Unione
europea e degli Stati aderenti  all'Accordo  sullo  Spazio  economico europeo che sono inclusi nella lista di cui al  decreto  ministeriale emanato ai sensi dell'articolo 168-bis del testo unico delle  imposte
sui redditi di cui al decreto  del  Presidente  della  Repubblica  22 dicembre 1986, n. 917, ovvero da quote, gli  interessi  passivi  sono deducibili a condizione che, al momento di  emissione,  il  tasso  di
rendimento effettivo non  sia  superiore:  a)  al  doppio  del  tasso ufficiale di riferimento, per le obbligazioni ed  i  titoli  similari negoziati in mercati regolamentati  degli  Stati  membri  dell'Unione
europea e degli Stati aderenti  all'Accordo  sullo  Spazio  economico europeo che sono inclusi nella lista di  cui  al  citato  decreto, o collocati mediante offerta al  pubblico  ai  sensi  della  disciplina vigente al momento di emissione; b) al tasso ufficiale di riferimento aumentato di due terzi, delle  obbligazioni  e  dei  titoli  similari diversi dai precedenti. Qualora  il  tasso di  rendimento  effettivo all'emissione superi i limiti di cui al periodo precedente, gli interessi passivi eccedenti l'importo derivante dall'applicazione dei
predetti tassi sono indeducibili dal reddito di impresa. Con  decreto del Ministro dell'economia e delle  finanze i limiti indicati nel primo periodo possono essere variati tenendo conto dei tassi effettivi di remunerazione delle obbligazioni e dei  titoli  similari rilevati nei mercati regolamentati italiani.  I  tassi  effettivi  di remunerazione  sono  rilevati  avendo   riguardo,   ove   necessario, all'importo  e  alla  durata  del  prestito  nonche'  alle   garanzie prestate.".
  18. Nel decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239  sono  apportate le seguenti modificazioni:
    a) all'articolo 2:
      1) il comma 1-ter e' abrogato;
      2) il comma 1-quater e' sostituito dal seguente: "L'imposta  di cui al comma 1-bis si  applica  sugli  interessi  ed  altri  proventi percepiti dai soggetti indicati al comma 1.";
      3) nel comma 2,  le  parole  "commi  1,  1-bis  e  1-ter"  sono sostituite, ovunque ricorrano, dalle parole "commi 1 e 1-bis";
    b) all'articolo 3, comma 5, le parole "commi 1-bis e 1-ter"  sono sostituite dalle parole "comma 1-bis";
    c) all'articolo 5, le  parole  "commi  1,  1-bis  e  1-ter"  sono sostituite, ovunque ricorrano, dalle parole "commi 1 e 1-bis".
  19.  Nel  decreto  legislativo  21  novembre  1997,  n.  461,  sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) all'articolo 5, al comma 2, dopo l'ultimo periodo e' aggiunto il seguente: "Ai fini del presente comma, i redditi diversi derivanti dalle obbligazioni e dagli altri titoli di cui  all'articolo  31  del
decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601  ed equiparati e dalle obbligazioni  emesse dagli Stati inclusi nella lista di cui al decreto emanato ai sensi  dell'articolo 168-bis del testo unico delle imposte sui redditi approvato con  il  decreto  del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917  sono  computati nella misura del 62,5 per cento dell'ammontare realizzato;";
    b) all'articolo 6, al comma 1, dopo l'ultimo periodo e'  aggiunto il seguente: "Ai  fini  del  presente  articolo,  i  redditi  diversi derivanti dalle obbligazioni e dagli altri titoli di cui all'articolo 31 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,  n. 601 ed equiparati e dalle obbligazioni  emesse  dagli  Stati  inclusi nella lista di cui al decreto emanato ai sensi dell'articolo  168-bis del medesimo testo unico sono computati nella  misura  del  62,5  per cento dell'ammontare realizzato;";
    c) all'articolo 7:
      1) al comma 3, la lettera b) e' sostituita dalla seguente: "la ritenuta prevista dal comma 2 dell'articolo  26  del  D.P.R.  29 settembre 1973, n. 600, sugli interessi ed altri proventi  dei  conti correnti bancari;";
      2) al comma 3, lettera c), le parole  "del  12,50  per  cento", ovunque ricorrano, sono soppresse;
      3) al comma 4, dopo l'ultimo periodo e' aggiunto  il  seguente: "Ai fini del presente comma, i redditi derivanti dalle obbligazioni e dagli altri titoli di cui all'articolo 31 del decreto del  Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n.  601 ed  equiparati e dalle obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nella lista di cui al decreto emanato ai sensi dell'articolo 168-bis del testo unico delle  imposte sui redditi approvato con il decreto del Presidente della  Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 sono computati nella  misura  del  62,5  per cento dell'ammontare realizzato;".
  20. Nel decreto-legge 25 settembre 2001, n.  351,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, all'articolo  6, comma 1, le parole "del 12,50 per cento" sono soppresse.
  21. Nel decreto legislativo 5 dicembre 2005, n.  252,  all'articolo 17, comma 3, le parole "del 12,50 per cento," sono soppresse.
  22. Ai proventi degli strumenti finanziari rilevanti in materia  di adeguatezza patrimoniale ai sensi della normativa comunitaria e delle discipline prudenziali nazionali,  emessi  da  intermediari  vigilati dalla Banca d'Italia o da soggetti vigilati dall'ISVAP e  diversi  da azioni e titoli similari, si applica il  regime  fiscale  di  cui  al decreto legislativo 1° aprile 1996,  n.  239.  Le  remunerazioni  dei predetti strumenti finanziari sono in ogni caso  deducibili  ai  fini della determinazione del reddito del soggetto emittente; resta  ferma l'applicazione dell'articolo 96 e dell'articolo  109,  comma  9,  del testo unico delle imposte  sui  redditi  di  cui  al  decreto  del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986,  n.  917.  La  presente
disposizione si applica con  riferimento  agli  strumenti  finanziari emessi a decorrere dal 20 luglio 2011.
  23. I redditi di cui all'articolo 44, comma 1,  lettera  g-quater), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con  il  decreto del  Presidente  della  Repubblica  22  dicembre  1986,  n.  917, da assoggettare a ritenuta, ai sensi  dell'articolo  6  della  legge  26 settembre  1985,  n.  482,  o  a  imposta   sostitutiva,   ai   sensi dell'articolo 26-ter del decreto del Presidente della  Repubblica  29 settembre 1973, n. 600, sono determinati al netto di  una  quota  dei proventi  riferibili  alle  obbligazioni  e  altri  titoli   di   cui
all'articolo 31  del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  29 settembre 1973, n. 601 ed equiparati e alle obbligazioni emesse dagli Stati inclusi nella lista di cui al decreto emanato ai sensi dell'articolo 168-bis del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22  dicembre 1986, n. 917. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono  stabilite  le  modalita'  di  individuazione  della  quota  dei proventi di cui al periodo precedente.
  24. Le disposizioni dei commi  da  13  a  23  esplicano  effetto  a decorrere dal 1° gennaio 2012.
  25. A decorrere dal 1°  gennaio  2012  sono  abrogate  le  seguenti disposizioni:
    a) il comma 8 dell'articolo 20 del decreto-legge 8  aprile  1974, n. 95, convertito, con modificazioni, nella legge 7 giugno  1974,  n.216;
    b) i commi da 1 a 4 dell'articolo 7 del decreto-legge  20  giugno 1996, n. 323, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  8  agosto 1996, n. 425.
  26. Ai fini dell'applicazione delle disposizioni di cui al comma 8, per gli interessi e altri proventi soggetti  all'imposta  sostitutiva di  cui  al  decreto  legislativo  1°  aprile  1996,  n.   239, gli intermediari di cui all'articolo 2, comma  2,  del  medesimo  decreto provvedono ad effettuare addebiti e accrediti del conto unico di  cui all'articolo 3 del citato decreto alla data del 31 dicembre 2011, per le obbligazioni e titoli similari senza cedola o  con  cedola  avente scadenza non inferiore a un anno dalla data  del  31  dicembre  2011, ovvero in occasione della scadenza della cedola o  della  cessione  o rimborso del titolo, per le obbligazioni e  titoli  similari  diversi dai precedenti. Per i titoli espressi in valuta estera si tiene conto del valore del cambio alla data del 31 dicembre 2011. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sono stabilite le modalita' di svolgimento delle operazioni di addebito e di accredito del  conto unico.
  27. Ai redditi di cui all'articolo 44, comma 1, lettera  g-quater), del testo unico delle imposte sui  redditi  di  cui  al  decreto  del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.  917,  derivanti  da
contratti  sottoscritti  fino  al  31  dicembre  2011, si applica l'aliquota del 12,5 per cento sulla  parte  di  redditi  riferita  al periodo intercorrente tra la data di sottoscrizione o acquisto  della polizza ed il 31 dicembre 2011.  Ai  fini  della  determinazione  dei redditi di cui al precedente periodo si  tiene  conto  dell'ammontare dei premi versati a ogni data di pagamento dei premi medesimi  e  del tempo  intercorso  tra  pagamento  dei  premi  e  corresponsione  dei proventi, secondo le disposizioni stabilite con decreto del  Ministro dell'economia e delle finanze.
  28. Le  minusvalenze,  perdite  e  differenziali  negativi  di  cui all'articolo 67, comma 1, lettere da c-bis) a  c-quater),  del  testo unico  delle  imposte  sui  redditi  approvato  con  il  decreto  del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, realizzate fino alla data del 31  dicembre  2011  sono  portate  in  deduzione  dalle plusvalenze e dagli altri redditi diversi  di  cui  all'articolo  67, comma 1, lettere da c-bis) a  c-quinquies), del  testo  unico  delle imposte sui redditi approvato con il  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, realizzati successivamente, per una quota pari al 62,5 per cento del loro ammontare. Restano fermi i limiti temporali di deduzione previsti dagli articoli  68, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi approvato  con  il  decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e 6,  comma 5, del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461.
  29. A decorrere dalla data del 1° gennaio 2012, agli effetti  della determinazione delle plusvalenze e minusvalenze di  cui  all'articolo 67, comma 1, lettere da c-bis) a c-quinquies), del testo unico  delle
imposte sui redditi,  approvato  con  decreto  del  Presidente  della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in luogo del costo o valore di acquisto, o del valore determinato ai sensi dell'articolo 14, commi 6
e seguenti, del decreto legislativo 21 novembre 1997,  n.  461,  puo' essere assunto il valore dei titoli, quote, diritti,  valute  estere,metalli preziosi allo stato grezzo o monetato, strumenti  finanziari,
rapporti e crediti alla data del 31 dicembre 2011, a  condizione  che il contribuente:
    a)  opti  per  la  determinazione,  alla   stessa   data,   delle plusvalenze, delle minusvalenze e dei proventi  di  cui  all'articolo 44, comma 1, lettera g), del testo unico delle imposte  sui  redditi,
approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  22  dicembre 1986,  n.  917,  derivanti  dalla  partecipazione a organismi di investimento collettivo in valori mobiliari di cui  all'articolo  73, comma 5-quinquies, a organismi di investimento collettivo  in  valori mobiliari di diritto estero, di cui  all'articolo  10-ter,  comma  1, della legge 23 marzo 1983, n. 77;
    b) provveda al versamento dell'imposta sostitutiva  eventualmente dovuta, secondo i criteri di cui agli articoli  5  e  6  del  decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461.
  30. Ai fini del comma 29,  nel  caso  di  cui  all'articolo  5  del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461, l'opzione di  cui  alla lettera a) del comma 29  e'  esercitata,  in  sede  di  dichiarazione annuale dei redditi e  si  estende  a  tutti  i  titoli  o  strumenti finanziari detenuti;  l'imposta  sostitutiva  dovuta  e'  corrisposta secondo le modalita' e nei termini previsti dal comma 4 dello  stesso articolo 5. Nel caso di cui all'articolo 6 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461, l'opzione si estende a tutti i titoli, quote o certificati inclusi nel rapporto di custodia o amministrazione e puo' essere esercitata entro il 31 marzo 2012;  l'imposta  sostitutiva  e' versata dagli intermediari  entro  il  16  maggio  2012,  ricevendone
provvista dal contribuente.
  31. Ove non siano applicabili le disposizioni dei commi  29  e  30, per i proventi di cui all'articolo 44, comma 1, lettera g), del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della  Repubblica  22  dicembre  1986,  n.   917,   derivanti   dalla partecipazione agli organismi e fondi di cui  al  primo  periodo  del presente comma l'opzione puo' essere esercitata  entro  il  31  marzo 2012,  con  comunicazione  ai  soggetti  residenti   incaricati   del pagamento dei proventi medesimi, del riacquisto o della  negoziazione delle quote o azioni; l'imposta sostitutiva e' versata  dai  medesimi soggetti  entro  il  16  maggio  2012,  ricevendone   provvista   dal contribuente.
  32. Le minusvalenze e perdite di  cui  all'articolo  67,  comma  1, lettere da c-bis) a c-quinquies), del testo unico delle  imposte  sui redditi approvato con il decreto del Presidente della  Repubblica  22
dicembre 1986, n. 917, derivanti dall'esercizio delle opzioni di  cui al comma precedente sono portate in  deduzione  dalle  plusvalenze  e dagli altri redditi diversi di cui all'articolo 67, comma 1,  lettere da c-bis) a c-quinquies), del testo unico delle imposte  sui  redditi approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22  dicembre 1986, n. 917, realizzati successivamente, fino al 31  dicembre  2012,
per una quota pari al 62,5 per cento del loro ammontare.
  33. Per le gestioni individuali di portafoglio di cui  all'articolo 7 del decreto legislativo 21 novembre 1997,  n.  461,  gli  eventuali risultati negativi di gestione rilevati alla  data  del  31  dicembre
2011 sono portati in deduzione dai  risultati  di  gestione  maturati successivamente, per una quota  pari  al  62,5  per  cento  del  loro ammontare. Restano fermi i limiti temporali di utilizzo dei risultati negativi di gestione previsti dall'articolo 7, comma 10, del  decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461.
  34. Con decreto del Ministro dell'economia  e  delle  finanze  sono stabilite le modalita' di applicazione dei commi da 29 a 32.
  35. All'ultimo periodo del comma 4 bis dell'articolo 10 della legge 8 maggio 1998, n.146, dopo la  parola  "446"  sono aggiunte le seguenti: "e che i contribuenti interessati  risultino  congrui  alle risultanze degli studi di settore, anche a seguito di adeguamento, in relazione al periodo di imposta precedente".  All'articolo  1,  comma 1-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1999, n. 195, dopo le parole "o aree territoriali" sono aggiunte le  seguenti:", o per aggiornare o istituire gli indicatori  di  cui  all'articolo 10-bis della legge 8 maggio 1998, n. 146".
  36.  Le  maggiori  entrate  derivanti  dal  presente  decreto  sono riservate all'Erario, per essere destinate alle esigenze  prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica  concordati  in sede europea, anche alla luce della eccezionalita'  della  situazione economica internazionale.".


Titolo II

LIBERALIZZAZIONI, PRIVATIZZAZIONI ED ALTRE MISURE PER FAVORIRE LO SVILUPPO


 Art. 3

         Abrogazione delle indebite restrizioni all'accesso e all'esercizio delle professioni e delle attivita' economiche

  1. In attesa della revisione dell'articolo 41  della  Costituzione, Comuni, Province, Regioni e  Stato,  entro  un  anno  dalla  data  di entrata in vigore della legge di conversione del presente  decreto, adeguano  i  rispettivi  ordinamenti al principio secondo cui l'iniziativa e  l'attivita'  economica  privata  sono  libere  ed  e' permesso tutto cio' che non e' espressamente vietato dalla legge  nei soli casi di:
    a)  vincoli  derivanti  dall'ordinamento  comunitario   e   dagli obblighi internazionali;
    b) contrasto con i principi fondamentali della Costituzione;
    c) danno alla sicurezza, alla liberta',  alla  dignita'  umana  e contrasto con l'utilita' sociale;
    d) disposizioni indispensabili per  la  protezione  della  salute umana,  la   conservazione   delle   specie animali e vegetali, dell'ambiente, del paesaggio e del patrimonio culturale;
    e) disposizioni che comportano effetti sulla finanza pubblica.
  2. Il comma 1 costituisce principio fondamentale per lo sviluppo economico e attua la piena tutela della concorrenza tra le imprese.
  3. Sono in ogni caso soppresse, alla scadenza del termine di cui al comma 1, le disposizioni normative statali incompatibili  con  quanto disposto nel medesimo comma,  con  conseguente  diretta  applicazione
degli  istituti  della  segnalazione di inizio di attivita' e dell'autocertificazione con controlli successivi.  Nelle  more  della decorrenza del predetto termine, l'adeguamento al principio di cui al comma 1 puo' avvenire  anche  attraverso  gli  strumenti  vigenti  di semplificazione normativa.
  4. L'adeguamento di Comuni, Province e Regioni all'obbligo  di  cui al comma 1 costituisce elemento di valutazione della virtuosita'  dei predetti enti ai sensi dell'art. 20, comma 3,  del  decreto  legge  6 luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.
  5. Fermo restando l'esame di Stato di cui all'art. 33 comma 5 della Costituzione  per  l'accesso  alle  professioni  regolamentate,   gli ordinamenti   professionali devono garantire che l'esercizio
dell'attivita'  risponda  senza  eccezioni  ai  principi  di   libera concorrenza, alla presenza diffusa dei  professionisti  su  tutto  il territorio nazionale, alla differenziazione e pluralita'  di  offerta che  garantisca  l'effettiva  possibilita'  di  scelta  degli  utenti nell'ambito della piu' ampia informazione  relativamente  ai  servizi offerti. Gli  ordinamenti  professionali  dovranno  essere  riformati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore  del  presente  decreto per recepire i seguenti principi:
    a) l'accesso alla professione e' libero e  il  suo  esercizio  e' fondato e ordinato sull'autonomia e  sull'indipendenza  di  giudizio,intellettuale e tecnica, del professionista. La limitazione, in forza di una disposizione di legge, del numero di persone che sono titolate ad esercitare una certa professione  in  tutto  il  territorio  dello Stato o in  una  certa  area  geografica,  e'  consentita  unicamente laddove essa risponda a ragioni di interesse pubblico e non introduca una discriminazione diretta o indiretta basata sulla nazionalita'  o, in caso di esercizio dell'attivita' in forma societaria,  della  sede legale della societa' professionale;
    b) previsione  dell'obbligo  per  il  professionista  di  seguire percorsi di formazione continua permanente predisposti sulla base  di appositi regolamenti emanati dai consigli nazionali,  fermo  restando quanto previsto dalla normativa  vigente  in  materia  di  educazione continua in medicina (ECM). La violazione dell'obbligo di  formazione continua determina un illecito disciplinare e come tale e' sanzionato sulla base di quanto  stabilito  dall'ordinamento  professionale che dovra' integrare tale previsione;
    c) la disciplina del tirocinio per l'accesso alla professione deve conformarsi a criteri che garantiscano  l'effettivo  svolgimento dell'attivita' formativa e il suo adeguamento  costante  all'esigenza di assicurare il miglior esercizio della professione. Al  tirocinante dovra' essere corrisposto un equo compenso  di  natura  indennitaria, commisurato al suo concreto apporto. Al fine di accelerare  l'accesso al mondo del lavoro,  la  durata  del  tirocinio  non  potra'  essere complessivamente superiore a tre anni  e  potra'  essere  svolto,  in presenza di una apposita convenzione quadro stipulata fra i  Consigli Nazionali e il Ministero dell'Istruzione, Universita' e  Ricerca,  in concomitanza al corso di studio per il conseguimento della laurea  di primo  livello  o  della  laurea  magistrale  o   specialistica.   Le disposizioni della presente lettera non si applicano alle professioni sanitarie per le quali resta confermata la normativa vigente;
    d) il  compenso  spettante  al  professionista  e'  pattuito  per iscritto  all'atto  del  conferimento   dell'incarico   professionale prendendo come riferimento le tariffe professionali.  E'  ammessa  la
pattuizione  dei  compensi  anche  in   deroga   alle   tariffe.   Il professionista e' tenuto, nel rispetto del principio di  trasparenza, a  rendere  noto   al   cliente   il   livello   della   complessita' dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa  gli  oneri ipotizzabili  dal   momento   del   conferimento   alla   conclusione dell'incarico. In caso  di  mancata  determinazione  consensuale  del compenso, quando il committente e'  un  ente  pubblico, in caso di liquidazione giudiziale dei compensi, ovvero nei casi in cui  la prestazione  professionale  e'  resa  nell'interesse dei  terzi   si applicano le tariffe professionali stabilite con decreto dal Ministro della Giustizia;
    e) a tutela del cliente, il professionista e' tenuto a  stipulare idonea  assicurazione   per   i   rischi   derivanti   dall'esercizio dell'attivita' professionale. Il professionista deve rendere noti  al cliente, al momento dell'assunzione dell'incarico, gli estremi  della polizza stipulata per la responsabilita' professionale e il  relativo massimale. Le condizioni generali delle polizze assicurative di cui al presente comma possono essere  negoziate,  in  convenzione  con  i propri iscritti, dai Consigli Nazionali e  dagli  enti  previdenziali dei professionisti;
    f) gli ordinamenti professionali dovranno prevedere l'istituzione di organi a livello territoriale, diversi da quelli  aventi  funzioni amministrative, ai quali sono specificamente affidate l'istruzione  e la decisione delle questioni disciplinari e di un organo nazionale di disciplina. La carica di consigliere dell'Ordine  territoriale  o  di consigliere nazionale e' incompatibile con quella di membro dei consigli di disciplina  nazionali  e  territoriali. Le disposizioni della presente lettera non si applicano  alle  professioni  sanitarie
per le quali resta confermata la normativa vigente;
    g) la pubblicita' informativa, con ogni mezzo, avente ad oggetto l'attivita'  professionale, le   specializzazioni   ed   i   titoli professionali posseduti, la struttura  dello  studio  ed  i  compensi delle  prestazioni,  e'  libera.  Le   informazioni   devono   essere trasparenti, veritiere,  corrette  e  non  devono  essere  equivoche, ingannevoli, denigratorie.
  6. Fermo quanto previsto dal comma 5 per le professioni,  l'accesso alle attivita' economiche e il loro esercizio si basano sul principio di liberta' di impresa.
  7. Le disposizioni vigenti che  regolano  l'accesso  e  l'esercizio delle attivita' economiche devono garantire il principio di  liberta' di impresa e di garanzia della concorrenza. Le disposizioni  relative all'introduzione di restrizioni  all'accesso  e  all'esercizio  delle attivita'  economiche  devono  essere  oggetto   di   interpretazione restrittiva.
  8.  Le  restrizioni  in  materia  di  accesso  ed  esercizio  delle attivita' economiche previste dall'ordinamento vigente sono  abrogate quattro mesi dopo l'entrata in vigore del presente decreto.
  9. Il termine "restrizione", ai sensi del comma 8, comprende:
    a) la limitazione, in forza di una  disposizione  di  legge,  del numero di persone che  sono  titolate  ad  esercitare  una  attivita' economica in tutto il territorio dello Stato  o  in  una  certa  area geografica attraverso la concessione di licenze o autorizzazioni amministrative  per  l'esercizio, senza che tale
 numero sia determinato, direttamente o indirettamente sulla base della popolazione o di altri criteri di fabbisogno;
    b) l'attribuzione di licenze o autorizzazioni all'esercizio di una  attivita' economica solo dove ce  ne  sia  bisogno   secondo l'autorita' amministrativa; si considera che  questo  avvenga  quando l'offerta di servizi da parte di persone che  hanno gia' licenze o autorizzazioni per l'esercizio  di  una attivita' economica   non
soddisfa la domanda da parte di tutta  la  societa'  con  riferimento all'intero territorio nazionale o ad una certa area geografica;
    c) il divieto di esercizio di una attivita' economica al di fuori di una certa area geografica e  l'abilitazione a esercitarla solo all'interno di una determinata area;
    d) l'imposizione di distanze minime tra le  localizzazioni  delle sedi deputate all'esercizio della  professione  o  di  una  attivita' economica;
    e) il divieto di esercizio di una  attivita'  economica  in  piu' sedi oppure in una o piu' aree geografiche;
    f) la limitazione dell'esercizio di una  attivita'  economica  ad alcune categorie o divieto, nei confronti  di  alcune  categorie,  di commercializzazione di taluni prodotti;
    g) la  limitazione  dell'esercizio  di  una  attivita'  economica attraverso l'indicazione tassativa della  forma  giuridica  richiesta all'operatore;
    h) l'imposizione di prezzi minimi o commissioni per la  fornitura di beni o servizi, indipendentemente dalla determinazione, diretta  o indiretta, mediante l'applicazione di un coefficiente di  profitto  o di altro calcolo su base percentuale;
    l) l'obbligo di  fornitura  di  specifici  servizi  complementari all'attivita' svolta.
  10.  Le  restrizioni  diverse  da  quelle  elencate  nel  comma   9 precedente possono essere revocate  con  regolamento  da  emanare  ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n.  400,
emanato su  proposta  del  Ministro  competente  entro  quattro  mesi dall'entrata in vigore del presente decreto.
  11. Singole attivita' economiche possono essere escluse, in tutto o in parte, dall'abrogazione delle restrizioni disposta  ai  sensi  del comma  8; in tal caso, la  suddetta  esclusione,  riferita   alle limitazioni previste dal comma 9, puo' essere concessa,  con  decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta  del  Ministro competente di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita l'Autorita' per la concorrenza ed il mercato, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge di  conversione  del presente decreto, qualora:
    a) la limitazione sia funzionale a ragioni di interesse pubblico;
    b) la restrizione rappresenti un mezzo idoneo, indispensabile e, dal  punto  di  vista  del  grado  di  interferenza  nella liberta' economica, ragionevolmente proporzionato all'interesse pubblico cui e' destinata;
    c) la restrizione non introduca  una  discriminazione  diretta  o indiretta basata sulla nazionalita' o, nel caso  di  societa',  sulla sede legale dell'impresa.
  12. All'articolo 307, comma 10, del decreto  legislativo  15  marzo 2010, n. 66, recante il codice dell'ordinamento  militare  sostituire la lettera d) con la seguente: "d) i proventi monetari  derivanti  dalle  procedure  di  cui  alla lettera a), sono destinati, previa verifica da  parte  del  Ministero dell'economia e delle finanze della  compatibilita'  finanziaria  con gli equilibri di finanza pubblica,  con  particolare  riferimento  al rispetto del conseguimento, da parte dell'Italia,  dell'indebitamento netto strutturale concordato in sede di  programma  di  stabilita'  e crescita, al  Ministero  della  difesa,  mediante  riassegnazione  in deroga ai  limiti  previsti  per  le  riassegnazioni  agli  stati  di previsione dei Ministeri, previo versamento all'entrata del  bilancio dello Stato, per confluire nei fondi di cui all'articolo 619, per  le spese di riallocazione di funzioni, ivi incluse quelle relative  agli eventuali trasferimenti di personale, e per la razionalizzazione  del settore infrastrutturale della difesa, nonche', fino alla misura  del 10 per cento,  nel  fondo  casa  di  cui  all'articolo  1836,  previa deduzione di una quota parte corrispondente al valore di libro  degli immobili alienati e una quota compresa tra il 5 e il 10 per cento che puo'  essere  destinata  agli  enti  territoriali   interessati,   in relazione alla complessita' e ai tempi dell'eventuale valorizzazione.
Alla ripartizione delle quote si provvede con  decreti  del  Ministro della difesa, da comunicare, anche con mezzi di evidenza informatica,al Ministero dell'economia e  delle  finanze;  in  caso  di  verifica negativa  della  compatibilita'  finanziaria  con  gli  equilibri  di finanza pubblica, i  proventi  di  cui  alla  presente  lettera  sono riassegnati al fondo ammortamento dei titoli di Stato".


 Art. 4

Adeguamento  della  disciplina  dei  servizi   pubblici   locali   al
  referendum popolare e alla normativa dell'unione europea

  1. Gli enti locali, nel rispetto dei principi  di  concorrenza,  di liberta'  di  stabilimento  e  di  libera  prestazione  dei  servizi, verificano la realizzabilita'  di  una  gestione  concorrenziale  dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, di  seguito  "servizi pubblici  locali",  liberalizzando  tutte  le  attivita'   economiche compatibilmente   con   le   caratteristiche   di   universalita'   e accessibilita'  del  servizio  e   limitando,   negli   altri   casi, l'attribuzione di diritti di esclusiva alle ipotesi in cui,  in  base ad una analisi di mercato, la libera iniziativa economica privata non risulti idonea a garantire un servizio rispondente ai  bisogni  della comunita'.
  2. All'esito della verifica l'ente adotta una delibera  quadro  che illustra l'istruttoria compiuta ed evidenzia, per i settori sottratti alla liberalizzazione, i fallimenti  del  sistema  concorrenziale  e,
viceversa, i benefici per la stabilizzazione, lo sviluppo e l'equita' all'interno della comunita' locale derivanti dal mantenimento  di  un regime di esclusiva del servizio.
  3. Alla delibera di cui al comma precedente e' data adeguata pubblicita'; essa e' inviata all'Autorita' garante della concorrenza e del mercato ai fini della relazione al Parlamento di cui alla legge 10 ottobre 1990, n. 287.
  4. La verifica di cui al comma 1 e' effettuata  entro  dodici  mesi dall'entrata in vigore del  presente  decreto  e  poi  periodicamente secondo i rispettivi ordinamenti degli enti locali; essa e'  comunque
effettuata prima di procedere al  conferimento  e  al  rinnovo  della gestione dei servizi.
  5. Gli enti locali, per  assicurare  agli  utenti  l'erogazione  di servizi pubblici che abbiano ad  oggetto  la  produzione  di  beni  e attivita' rivolte  a  realizzare  fini  sociali  e  a  promuovere  lo sviluppo economico  e  civile  delle  comunita'  locali,  definiscono preliminarmente, ove necessario, gli obblighi di  servizio  pubblico, prevedendo  le  eventuali  compensazioni  economiche   alle   aziende esercenti i servizi stessi,  tenendo  conto  dei  proventi  derivanti dalle tariffe e nei limiti della disponibilita' di bilancio destinata
allo scopo.
  6.  All'attribuzione  di  diritti  di   esclusiva   ad   un'impresa incaricata  della  gestione  di  servizi  pubblici  locali   consegue l'applicazione di quanto disposto  dall'articolo  9  della  legge  10 ottobre 1990, n. 287, e successive modificazioni.
  7. I soggetti gestori di servizi pubblici locali, qualora intendano svolgere attivita' in mercati diversi da quelli in cui sono  titolari di diritti di  esclusiva,  sono  soggetti  alla  disciplina  prevista dall'articolo 8, commi 2-bis e 2-quater, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, e successive modificazioni.
  8. Nel caso in cui l'ente locale, a seguito della verifica  di  cui al  comma  1,  intende  procedere  all'attribuzione di diritti di esclusiva, il conferimento della gestione di servizi pubblici locali
avviene in favore di imprenditori o di societa'  in  qualunque  forma costituite individuati mediante  procedure  competitive  ad  evidenza pubblica, nel rispetto dei principi del  Trattato  sul  funzionamento
dell'Unione europea e dei principi  generali  relativi  ai  contratti pubblici  e,  in particolare, dei   principi   di   economicita', imparzialita', trasparenza, adeguata pubblicita', non discriminazione,  parita'  di  trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalita'. Le medesime procedure  sono  indette  nel  rispetto degli  standard  qualitativi, quantitativi, ambientali, di equa distribuzione sul territorio e di sicurezza definiti dalla legge, ove esistente, dalla competente autorita' di settore o,  in  mancanza  di
essa, dagli enti affidanti.
  9. Le societa' a capitale interamente pubblico possono  partecipare alle procedure competitive ad evidenza pubblica, sempre  che  non  vi siano specifici divieti previsti dalla legge.
  10. Le imprese estere, non appartenenti a Stati membri  dell'Unione europea,  possono  essere  ammesse  alle  procedure  competitive   ad evidenza pubblica per l'affidamento  di  servizi  pubblici  locali  a condizione che documentino la possibilita' per le imprese italiane di partecipare  alle  gare  indette  negli  Stati  di  provenienza   per l'affidamento di omologhi servizi.
  11. Al fine di promuovere e proteggere l'assetto concorrenziale dei mercati interessati, il bando di gara o la lettera di invito relative alle procedure di cui ai commi 8, 9, 10:
    a) esclude che la disponibilita' a qualunque titolo  delle  reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali non duplicabili a costi socialmente sostenibili ed essenziali per  l'effettuazione  del
servizio possa costituire elemento discriminante per  la  valutazione delle offerte dei concorrenti;
    b)  assicura  che   i   requisiti   tecnici   ed   economici   di partecipazione alla gara siano proporzionati alle  caratteristiche  e al valore del servizio e che la definizione dell'oggetto della gara garantisca  la  piu'  ampia  partecipazione  e  il  conseguimento  di eventuali economie di scala e di gamma;
    c) indica, ferme restando le discipline  di  settore,  la  durata dell'affidamento commisurata alla consistenza degli  investimenti  in immobilizzazioni materiali previsti nei capitolati di gara  a  carico
del soggetto gestore. In ogni caso  la  durata  dell'affidamento  non puo'  essere  superiore  al  periodo  di  ammortamento  dei  suddetti investimenti;
    d) puo' prevedere l'esclusione di forme di aggregazione o di collaborazione tra soggetti che possiedono singolarmente i  requisiti tecnici  ed  economici  di  partecipazione  alla  gara,  qualora,  in relazione alla prestazione oggetto del servizio, l'aggregazione o  la collaborazione  sia  idonea  a  produrre  effetti  restrittivi  della concorrenza sulla base di un'oggettiva e motivata analisi  che  tenga conto di struttura, dimensione e numero degli operatori  del  mercato di riferimento;
    e) prevede che la valutazione delle offerte sia effettuata da una commissione nominata  dall'ente  affidante  e  composta  da  soggetti esperti nella specifica materia;
    f) indica i criteri e le modalita' per l'individuazione dei  beni di cui al commi 29, e per la  determinazione  dell'eventuale  importo spettante al gestore al momento della  scadenza  o  della  cessazione anticipata della gestione ai sensi del comma 30;
    g) prevede l'adozione di carte dei servizi al fine  di  garantire trasparenza informativa e qualita' del servizio.
  12. Fermo restando quanto previsto ai commi 8, 9, 10 e 11, nel caso di procedure aventi ad oggetto,  al  tempo stesso, la qualita' di socio, al quale deve essere conferita una partecipazione non inferiore al 40 per cento,  e  l'attribuzione  di  specifici  compiti operativi connessi alla gestione del servizio, il bando di gara o  la lettera di invito assicura che:
    a) i criteri di valutazione delle offerte basati  su  qualita' e corrispettivo del servizio prevalgano di norma su quelli riferiti  al prezzo delle quote societarie;
    b) il socio privato  selezionato  svolga  gli  specifici  compiti operativi connessi alla gestione del servizio per l'intera durata del servizio stesso e che, ove cio' non si  verifica,  si  proceda  a  un
nuovo affidamento;
    c) siano previsti criteri e modalita' di liquidazione  del  socio privato alla cessazione della gestione.
  13. In deroga a quanto previsto dai commi 8, 9, 10, 11 e 12  se  il valore economico del servizio  oggetto  dell'affidamento  e'  pari  o inferiore alla somma complessiva di 900.000 euro annui, l'affidamento puo' avvenire a favore di societa' a  capitale  interamente  pubblico che abbia i  requisiti  richiesti  dall'ordinamento  europeo  per  la gestione cosiddetta "in house".
  14. Le societa' cosiddette "in  house"  affidatarie  dirette  della gestione di servizi pubblici locali sono  assoggettate  al  patto  di stabilita' interno secondo le modalita' definite, con il concerto del Ministro per le riforme per il federalismo,  in  sede  di  attuazione dell'articolo 18, comma 2-bis del decreto-legge 25  giugno  2008,  n.112, convertito con  legge  6  agosto  2008,  n.  133,  e  successive modificazioni. Gli enti locali vigilano sull'osservanza, da parte dei soggetti indicati al periodo precedente al cui capitale  partecipano, dei vincoli derivanti dal patto di stabilita' interno.
  15.  Le  societa'  cosiddette  "in   house" e le societa' a partecipazione mista  pubblica e privata,  affidatarie  di  servizi pubblici locali, applicano, per l'acquisto  di  beni  e  servizi,  le disposizioni di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163,  e successive modificazioni.
  16. L'articolo 32, comma 3, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, limitatamente alla  gestione  del servizio per il quale le societa' di cui al comma 1, lettera c),  del medesimo articolo sono state specificamente costituite, si applica se la  scelta  del  socio  privato  e'   avvenuta   mediante   procedure competitive ad evidenza pubblica le  quali  abbiano  ad  oggetto,  al
tempo stesso, la qualita' di  socio  e  l'attribuzione  di  specifici compiti operativi connessi alla gestione del servizio. Restano ferme le altre condizioni stabilite dall'articolo 32, comma 3, numeri 2)  e 3), del decreto legislativo 12 aprile  2006,  n.  163,  e  successive modificazioni.
  17. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 18,  comma  2-bis, primo e secondo periodo, del decreto-legge 25 giugno  2008,  n.  112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.  133, e successive modificazioni, le societa' a partecipazione  pubblica  che gestiscono   servizi   pubblici   locali adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalita' per il reclutamento del  personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto  dei  principi  di cui al comma 3 dell'articolo 35  del  decreto  legislativo  30  marzo 2001, n. 165. Fino all'adozione dei predetti provvedimenti, e'  fatto divieto di procedere al reclutamento di personale ovvero di conferire incarichi. Il presente comma non si applica alle societa' quotate  in mercati regolamentati.
  18. In caso di affidamento  della  gestione  dei  servizi  pubblici locali a societa' cosiddette "in house" e in tutti i casi in  cui  il capitale sociale del soggetto gestore e' partecipato dall'ente locale affidante, la verifica del rispetto del contratto di servizio nonche' ogni eventuale aggiornamento e modifica dello stesso sono sottoposti, secondo modalita'  definite  dallo  statuto  dell'ente  locale,  alla vigilanza dell'organo  di  revisione  di  cui  agli  articoli  234  e seguenti del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni.  Restano  ferme  le   disposizioni   contenute   nelle discipline di settore vigenti alla data  di  entrata  in  vigore  del presente decreto.
  19. Gli amministratori, i dirigenti e i responsabili degli uffici o dei servizi dell'ente locale, nonche'  degli  altri  organismi  che espletano  funzioni  di  stazione  appaltante,  di  regolazione,   di indirizzo e di controllo di  servizi  pubblici  locali,  non  possono svolgere incarichi inerenti la gestione dei servizi affidati da parte dei medesimi soggetti. Il divieto si applica anche nel caso in cui le dette  funzioni  sono  state  svolte  nei  tre  anni  precedenti   il conferimento dell'incarico inerente la gestione dei servizi  pubblici locali. Alle societa' quotate nei mercati regolamentati si applica la disciplina definita dagli organismi di controllo competenti.
  20. Il divieto di cui al comma 19 opera  anche  nei  confronti  del coniuge, dei parenti  e  degli  affini  entro  il  quarto  grado  dei soggetti indicati allo stesso comma, nonche' nei confronti di  coloro che prestano, o hanno prestato nel triennio precedente,  a  qualsiasi titolo attivita' di consulenza o collaborazione in favore degli  enti locali o dei soggetti che hanno affidato  la  gestione  del  servizio
pubblico locale.
  21.  Non  possono  essere  nominati  amministratori   di   societa' partecipate da enti locali coloro che nei tre  anni  precedenti  alla nomina  hanno  ricoperto  la  carica  di   amministratore,   di   cui all'articolo 77 del decreto legislativo 18 agosto  2000,  n.  267,  e successive modificazioni, negli enti locali che  detengono  quote  di partecipazione al capitale della stessa societa'.
  22. I componenti della commissione di gara per l'affidamento  della gestione di servizi  pubblici  locali  non  devono  aver  svolto  ne' svolgere alcun'altra funzione o  incarico  tecnico  o  amministrativo relativamente alla gestione del servizio di cui si tratta.
  23. Coloro che hanno rivestito, nel biennio precedente,  la  carica di amministratore locale, di cui al  comma  21,  non  possono  essere nominati componenti della commissione di gara relativamente a servizi
pubblici locali da affidare da parte del medesimo ente locale.
  24. Sono esclusi da successivi incarichi di commissario coloro che, in qualita' di componenti di commissioni di gara, abbiano concorso, con dolo o colpa grave accertati in sede giurisdizionale con sentenza non sospesa, all'approvazione di atti dichiarati illegittimi.
  25. Si applicano ai componenti delle commissioni di gara le cause di astensione previste  dall'articolo 51  del  codice  di  procedura civile.
  26. Nell'ipotesi in cui alla gara concorre una societa' partecipata dall'ente locale che la indice, i  componenti  della  commissione  di gara non possono essere ne' dipendenti ne'  amministratori  dell'ente locale stesso.
  27. Le incompatibilita' e i divieti di cui ai commi dal 19 al 26 si applicano alle nomine e agli incarichi da  conferire  successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto.
  28. Ferma restando la  proprieta'  pubblica  delle  reti, la loro gestione puo' essere affidata a soggetti privati.
  29. Alla scadenza della gestione del servizio pubblico locale o  in caso di sua cessazione anticipata,  il  precedente  gestore  cede  al gestore  subentrante  i  beni  strumentali  e  le   loro   pertinenze necessari, in quanto non duplicabili a costi socialmente sostenibili, per la prosecuzione del servizio,  come  individuati,  ai  sensi  del comma 11, lettera f), dall'ente affidante, a titolo gratuito e liberi da pesi e gravami.
  30. Se, al momento della cessazione della gestione, i beni  di  cui al comma 1  non  sono  stati  interamente  ammortizzati,  il  gestore subentrante corrisponde al precedente  gestore  un  importo  pari  al valore contabile originario non  ancora  ammortizzato,  al  netto  di eventuali contributi pubblici direttamente riferibili ai beni stessi. Restano ferme le disposizioni contenute nelle discipline di  settore,anche regionali, vigenti alla data di entrata in vigore del  presente decreto, nonche' restano salvi eventuali diversi accordi tra le parti
stipulati prima dell'entrata in vigore del presente decreto.
  31. L'importo di cui al comma 30 e'  indicato  nel  bando  o  nella lettera di invito  relativi  alla  gara  indetta  per  il  successivo affidamento del servizio pubblico locale a seguito della  scadenza  o della cessazione anticipata della gestione.
  32. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 14, comma 32, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, come modificato dall'articolo  1,
comma 117, della  legge  13  dicembre  2010,  n.  220,  e  successive modificazioni, il regime transitorio degli affidamenti non conformi a quanto stabilito dal presente decreto e' il seguente:
    a) gli affidamenti diretti  relativi  a  servizi  il  cui  valore economico sia superiore alla somma di cui al comma  13,  nonche'  gli affidamenti diretti che non rientrano nei casi di cui alle successive lettere da b) a d) cessano, improrogabilmente e senza necessita' di apposita deliberazione dell'ente affidante, alla data  del  31  marzo 2012;
    b) le gestioni affidate direttamente a societa' a  partecipazione mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui al comma 8, le quali non abbiano avuto ad oggetto, al tempo stesso, la qualita'  di  socio  e  l'attribuzione  dei  compiti operativi connessi alla gestione del servizio, cessano, improrogabilmente e senza  necessita'  di  apposita   deliberazione dell'ente affidante, alla data del 30 giugno 2012;
    c) le gestioni affidate direttamente a societa' a  partecipazione mista pubblica e privata, qualora la selezione del socio sia avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi di cui al comma 8, le quali abbiano avuto ad oggetto, al tempo stesso, la qualita'  di socio e  l'attribuzione dei  compiti
operativi connessi alla gestione del servizio, cessano alla  scadenza prevista nel contratto di servizio;
    d) gli affidamenti diretti assentiti alla  data  del  1°  ottobre 2003 a societa' a partecipazione pubblica gia'  quotate  in  borsa  a tale data e a quelle da esse controllate ai sensi dell'articolo  2359 del codice civile, cessano alla scadenza prevista  nel  contratto  di servizio, a condizione che la partecipazione pubblica si riduca anche progressivamente, attraverso procedure ad evidenza  pubblica  ovvero forme  di  collocamento  privato  presso  investitori  qualificati  e operatori industriali, ad una quota non superiore  al  40  per  cento
entro il 30 giugno 2013 e non superiore al 30 per cento entro  il  31 dicembre 2015;  ove  siffatte  condizioni  non  si  verifichino, gli affidamenti cessano, improrogabilmente e senza necessita' di apposita deliberazione dell'ente affidante, rispettivamente, alla data del  30 giugno 2013 o del 31 dicembre 2015.
  33. Le societa', le loro controllate, controllanti e controllate da una medesima controllante, anche  non  appartenenti  a  Stati  membri dell'Unione europea, che, in Italia o all'estero, gestiscono di fatto o per disposizioni di legge, di atto amministrativo o  per  contratto servizi pubblici locali in virtu'  di  affidamento  diretto,  di  una procedura non ad evidenza pubblica ovvero ai sensi  del  comma  12, nonche' i soggetti cui e' affidata la  gestione  delle  reti,  degli impianti e delle altre  dotazioni  patrimoniali degli enti  locali,qualora  separata  dall'attivita'  di  erogazione  dei  servizi,  non possono acquisire la gestione di servizi ulteriori ovvero  in  ambiti territoriali diversi, ne' svolgere servizi o attivita' per altri enti pubblici o privati, ne' direttamente, ne' tramite loro controllanti o altre societa' che siano  da  essi  controllate  o  partecipate,  ne'
partecipando a gare. Il divieto di cui al  primo  periodo  opera  per tutta la durata della gestione e non si applica alle societa' quotate in mercati regolamentati e alle societa'  da  queste  direttamente  o indirettamente controllate ai sensi  dell'articolo  2359  del  codice civile, nonche' al  socio  selezionato  ai  sensi  del  comma  12.  I soggetti  affidatari  diretti  di  servizi  pubblici  locali  possono comunque concorrere su tutto il territorio nazionale alla prima  gara successiva alla cessazione del servizio,  svolta  mediante  procedura competitiva ad evidenza pubblica, avente ad oggetto i servizi da essi forniti.
  34.  Sono  esclusi  dall'applicazione  del  presente  articolo   il servizio idrico integrato, ad eccezione di quanto previsto dai  commi 19 a 27, il servizio di distribuzione di  gas  naturale, di cui  al decreto  legislativo  23  maggio  2000,  n.  164,  il   servizio   di distribuzione di energia elettrica, di cui al decreto legislativo  16
marzo 1999, n. 79 e alla legge 23 agosto 2004, n. 239, il servizio di trasporto ferroviario regionale, di cui  al  decreto  legislativo  19 novembre 1997, n. 422, nonche' la gestione delle  farmacie  comunali, di cui alla legge 2 aprile 1968, n. 475.
  35.  Restano  salve  le  procedure  di  affidamento  gia'   avviate all'entrata in vigore del presente decreto.

 Art. 5

            Norme in materia di societa' municipalizzate

  1. Una quota del Fondo infrastrutture di cui all'art.6-quinquies del  decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,   convertito,   con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133,  nei  limiti  delle disponibilita' in base alla legislazione vigente e  comunque  fino  a 250 milioni di euro per l'anno 2013 e 250 milioni di euro per  l'anno
2014, e' destinata, con decreto del Ministro delle  infrastrutture  e dei trasporti di concerto  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle finanze,  ad  investimenti  infrastrutturali  effettuati  dagli  enti territoriali che procedano, rispettivamente,  entro  il  31  dicembre 2012 ed entro il 31 dicembre 2013, alla dismissione di partecipazioni
azionarie in societa' esercenti servizi pubblici locali di  rilevanza economica,  diversi  dal  servizio  idrico.   L'effettuazione   delle dismissioni e' comunicata ai predetti Dicasteri. Le spese  effettuate a valere sulla predetta quota sono escluse dai vincoli del  patto  di stabilita' interno. La quota assegnata a  ciascun  ente  territoriale non puo' essere superiore ai proventi della  dismissione  effettuata. La quota non assegnata  agli  enti  territoriali  e'  destinata  alle finalita' previste dal citato articolo 6-quinquies.



Art. 6

Liberalizzazione in materia di  segnalazione  certificata  di  inizio attivita', denuncia e dichiarazione di inizio attivita'. 
Ulteriori semplificazioni

  1. All'art. 19, della legge 7 agosto 1990, n. 241 sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) al comma 4, dopo le parole «primo periodo del  comma  3»  sono inserite le seguenti: «ovvero di cui al comma 6-bis»;
    b) al comma 6-bis, secondo periodo, dopo le parole: «disposizioni di cui», sono inserite le seguenti: «al comma 4 e»;
    c) e' aggiunto, in fine, il seguente comma: «6-ter. La segnalazione certificata di inizio attivita', la denuncia e la dichiarazione di inizio  attivita'  si  riferiscono  ad attivita' liberalizzate  e  non  costituiscono  provvedimenti  taciti direttamente  impugnabili.  Gli   interessati   possono   sollecitare l'esercizio delle verifiche spettanti all'amministrazione e, in  caso di inerzia, esperire l'azione di cui all'art. 31, commi 1, 2 e 3  del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104».
  2. A decorrere dalla data  di  entrata  in  vigore  della  presente disposizione, sono abrogati:
    a) il comma 1116, dell'articolo 1, della legge 27 dicembre  2006, n. 296;
    b) l'articolo 14-bis del decreto-legge 1°  luglio  2009,  n.  78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102;
    c) il comma 2, lettera a), dell'articolo  188-bis,  e  l'articolo 188-ter, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152  e  successive modificazioni;
    d) l'articolo 260-bis del decreto legislativo 3 aprile  2006,  n.152 e successive modificazioni;
    e)  il  comma  1,  lettera  b),  dell'articolo  16  del   decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205;
    f) l'articolo 36, del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n.205, limitatamente al capoverso «articolo 260-bis»;
    g) il decreto del  Ministro  dell'ambiente  e  della  tutela  del territorio  e  del  mare  in  data  17  dicembre  2009  e  successive modificazioni;
    h) il decreto del Ministero  dell'ambiente  e  della  tutela  del territorio e del mare, 18 febbraio 2011 n. 52.
  3. Resta ferma l'applicabilita' delle altre  norme  in  materia  di gestione dei rifiuti; in particolare, ai sensi dell'articolo 188-bis, comma 2, lettera b), del decreto  legislativo  n.  152  del  2006,  i relativi adempimenti possono essere effettuati nel rispetto degli obblighi relativi alla  tenuta  dei  registri di carico e scarico nonche' del formulario di identificazione di cui agli articoli 190 e 193  del  decreto  legislativo  n.  152   del   2006   e  successive modificazioni.
  4. All'art. 35, comma 6, del decreto-legge 6 luglio  2011,  n.  98, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 15  luglio  2011, n. 111, sono  soppresse  le  seguenti  parole:  "ubicato  nei  comuni inclusi negli elenchi regionali delle localita' turistiche  o  citta' d'arte".
  5. All' articolo 81 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n.82, dopo il comma 2 e' aggiunto il seguente:
«2-bis. Al fine di dare attuazione a quanto disposto  dall'articolo 5, DigitPA, mette a disposizione, attraverso il Sistema  pubblico di connettivita', una piattaforma tecnologica per  l'interconnessione  e l'interoperabilita' tra le pubbliche amministrazioni e  i  prestatori di servizi di pagamento abilitati, al fine di assicurare,  attraverso
strumenti condivisi  di  riconoscimento  unificati,  l'autenticazione certa dei soggetti interessati all'operazione in  tutta  la  gestione del processo di pagamento.».
  6. Le pubbliche amministrazioni possono  utilizzare,  entro  il  31 dicembre 2013, la infrastruttura  prevista  dall'articolo  81,  comma
2-bis, del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, anche al fine  di consentire la realizzazione e la messa a disposizione della posizione debitoria dei cittadini nei confronti dello Stato.



 Art. 7

Attuazione della disciplina di riduzione delle tariffe elettriche e misure di perequazione nei settori  petrolifero,   dell'energia elettrica e del gas

  1. Al comma 16 dell'articolo 81 del decreto-legge 25  giugno  2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008,  n.133, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) all'alinea, le parole: "superiore a 25 milioni di euro",  sono sostituite dalle seguenti: "superiore a  10  milioni  di  euro  e  un reddito imponibile superiore a 1 milione di euro";
    b) la lettera c) e' sostituita dalle  seguenti:  "c)  produzione, trasmissione e dispacciamento,  distribuzione  o  commercializzazione dell'energia elettrica; c-bis)  trasporto  o  distribuzione  del  gas naturale";
    c) le parole da: "La medesima disposizione"  fino  a  "o  eolica" sono soppresse.
  2. In deroga all'articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, le disposizioni di cui al comma 16 dell'articolo 81 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.  133, come  modificato  dal  comma  1  del  presente articolo, si applicano a decorrere dal periodo di imposta  successivo a quello in corso al 31 dicembre 2010.
  3. Per i tre periodi d'imposta successivi a quello in corso  al  31 dicembre  2010,  l'aliquota  dell'addizionale  di  cui  al  comma  16 dell'articolo 81 del decreto legge 25 giugno 2008, n.112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.  133, e successive modificazioni, e' aumentata di 4 punti percentuali.
  4. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 3 non rilevano ai fini della determinazione dell'acconto di  imposta  dovuto  per  il  periodo  di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2010.
  5. A quanto previsto dai commi 1 e 3 del  presente articolo si applicano le disposizioni di cui al comma  18  dell'articolo  81 del decreto-legge 25 giugno 2008, n.112, convertito, con  modificazioni, dalla legge 6  agosto  2008, n. 133, e successive modificazioni, relative al divieto di traslazione dell'onere sui prezzi al consumo.
  6. Dall'attuazione del presente articolo derivano maggiori  entrate stimate non inferiori a 1.800 milioni di euro per l'anno 2012  e  900 milioni di euro per gli anni 2013 e 2014.




Titolo III

MISURE A SOSTEGNO DELL'OCCUPAZIONE

 Art. 8

       Sostegno alla contrattazione collettiva di prossimita'

  1.  I  contratti  collettivi  di  lavoro  sottoscritti  a   livello aziendale   o   territoriale   da   associazioni    dei    lavoratori comparativamente piu'  rappresentative  sul  piano  nazionale  ovvero dalle rappresentanze sindacali operanti in azienda possono realizzare specifiche intese finalizzate alla maggiore  occupazione, alla qualita'  dei  contratti  di  lavoro,  alla  emersione   del   lavoro irregolare, agli incrementi di  competitivita'  e  di  salario,  alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali, agli  investimenti  e all'avvio di nuove attivita'.
  2. Le specifiche intese di cui al comma  1  possono  riguardare  la regolazione delle materie  inerenti  l'organizzazione  del  lavoro  e della  produzione  incluse  quelle   relative:  
a) agli   impianti audiovisivi e alla introduzione di nuove tecnologie;
b) alle mansioni del lavoratore, alla classificazione e inquadramento  del  personale;
c) ai contratti a termine, ai contratti a orario ridotto, modulato  oflessibile, al regime della solidarieta' negli appalti e ai  casi  di ricorso  alla  somministrazione  di  lavoro;  
d) alla disciplina dell'orario di lavoro; e) alle modalita' di assunzione  e  disciplina del rapporto di  lavoro,  comprese  le  collaborazioni  coordinate  e continuative a progetto e  le  partite  IVA,  alla  trasformazione  e
conversione dei contratti di lavoro e alle conseguenze del  recesso dal  rapporto  di  lavoro,  fatta  eccezione  per  il   licenziamento discriminatorio e il licenziamento della lavoratrice in  concomitanza del matrimonio.
  3. Le disposizioni  contenute  in  contratti  collettivi  aziendali vigenti, approvati e sottoscritti prima dell'accordo interconfederale el 28 giugno 2011 tra le parti sociali, sono efficaci nei  confronti di tutto il personale delle unita' produttive cui il contratto stesso si riferisce a condizione che sia stato  approvato  con  votazione  a maggioranza dei lavoratori.


Art. 9

                      Collocamento obbligatorio e regime delle compensazioni

  1. All'articolo 5 della legge 12 marzo 1999, n. 68, sono  apportate le seguenti modifiche:
    a) il comma 8 e' sostituito dal seguente: «8. Gli obblighi di cui agli articoli 3 e 18 devono essere rispettati a livello nazionale. Ai fini del rispetto degli obblighi ivi previsti,  i  datori  di  lavoro privati che occupano personale  in  diverse  unita'  produttive  e  i datori di lavoro privati di imprese che sono parte di  un  gruppo  ai sensi dell'articolo 31 del decreto legislativo 10 settembre 2003,  n. 276 possono assumere in una unita' produttiva o,  ferme  restando  le aliquote d'obbligo di ciascuna impresa, in  una  impresa  del  gruppo
avente sede in Italia, un numero  di  lavoratori  aventi  diritto  al collocamento mirato superiore a quello prescritto,  portando  in  via automatica le eccedenze a compenso del  minor  numero  di  lavoratori
assunti nelle altre unita'  produttive  o  nelle  altre  imprese  del gruppo aventi sede in Italia»;
    b) dopo il comma 8 sono inseriti i seguenti commi: «8-bis. I datori di lavoro privati che si avvalgono della  facolta' di cui al comma 8  trasmettono in via telematica  a  ciascuno  dei servizi  competenti  delle  province  in  cui  insistono  le   unita'produttive della stessa azienda e le sedi delle diverse  imprese  del gruppo di cui all'articolo 31 del decreto  legislativo  10  settembre 2003, n. 276, il prospetto di cui all'articolo 9, comma 6, dal  quale risulta l'adempimento dell'obbligo a livello nazionale sulla base dei dati riferiti a ciascuna unita' produttiva ovvero a ciascuna  impresa appartenente al gruppo»; «8-ter. I datori di lavoro pubblici possono essere autorizzati,  su loro motivata richiesta, ad assumere  in  una  unita'  produttiva  un numero di lavoratori  aventi diritto al collocamento obbligatorio superiore a quello prescritto, portando le eccedenze a compenso  del minor numero di lavoratori assunti in altre unita'  produttive  della medesima regione»; «8-quater. Sono o restano abrogate tutte le norme incompatibili con le disposizioni di cui ai commi 8, 8-bis e 8-ter».

 Art. 10

         Fondi interprofessionali per la formazione continua

  1. All'articolo 118, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, dopo   le   parole   «si   possono   articolare regionalmente o territorialmente» aggiungere le seguenti parole «e  possono  altresi' utilizzare parte  delle  risorse  a  essi  destinati  per  misure  di formazione a favore di apprendisti e collaboratori a progetto».

Art. 11

     Livelli di tutela essenziali per l'attivazione dei tirocini

  1. I tirocini formativi e di orientamento possono  essere  promossi unicamente  da  soggetti  in  possesso  degli   specifici   requisiti preventivamente determinati dalle normative regionali in funzione  di idonee garanzie all'espletamento  delle  iniziative  medesime.  Fatta eccezione per i disabili, gli invalidi fisici, psichici e sensoriali, i soggetti in  trattamento  psichiatrico,  i  tossicodipendenti,  gli alcolisti e i condannati ammessi a misure alternative di  detenzione, i tirocini formativi e di orientamento non  curriculari  non  possono avere una durata superiore a sei mesi, proroghe comprese,  e  possono essere promossi unicamente a favore di neo-diplomati  o  neo-laureati entro e non oltre dodici mesi dal conseguimento dei  relativo  titolo di studio.
  2. In assenza  di  specifiche  regolamentazione  regionali  trovano applicazione, per quanto compatibili con le disposizioni  di  cui  al comma che precede, l'articolo 18 della legge 24 giugno 1997 n. 196  e il relativo regolamento di attuazione.

Art. 12

         Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro

  1. Dopo l'articolo 603 del codice penale sono inseriti i seguenti: «Art.  603-bis  (Intermediazione  illecita   e sfruttamento del lavoro). - Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chiunque svolga  un'attivita'  organizzata  di   intermediazione, reclutando manodopera o organizzandone l'attivita' lavorativa caratterizzata  da sfruttamento,   mediante   violenza,   minaccia,   o   intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di necessita' dei  lavoratori, e' punito con la reclusione da cinque a otto anni e con la  multa  da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.
Ai fini del primo comma, costituisce indice di sfruttamento la sussistenza di una o piu' delle seguenti circostanze:
    1) la sistematica retribuzione dei lavoratori in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o comunque sproporzionato rispetto alla quantita' e qualita' del lavoro prestato;
    2) la sistematica violazione della normativa relativa  all'orario di lavoro, al riposo settimanale, all'aspettativa obbligatoria,  alle ferie;
    3) la sussistenza di violazioni della  normativa  in  materia  di sicurezza  e  igiene  nei  luoghi  di  lavoro,  tale  da  esporre  il lavoratore a pericolo per la salute,  la  sicurezza  o  l'incolumita' personale;
    4) la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, metodi di sorveglianza, o a situazioni  alloggiative  particolarmente degradanti.
  Costituiscono aggravante specifica  e  comportano  l'aumento  della pena da un terzo alla meta':
    1) il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre;
    2) il fatto che uno o piu' dei soggetti reclutati siano minori in eta' non lavorativa;
    3) l'aver commesso il fatto esponendo i lavoratori intermediati a situazioni di grave pericolo,  avuto  riguardo  alle  caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro. Art. 603-ter (Pene accessorie). - La condanna per i delitti di  cui agli articoli 600, limitatamente ai casi in cui lo sfruttamento ha ad oggetto prestazioni lavorative,  e  603-bis,  importa  l'interdizione dagli uffici direttivi delle  persone  giuridiche  o  delle  imprese,nonche' il divieto di concludere contratti  di  appalto,  di  cottimo fiduciario, di fornitura di opere,  beni  o  servizi  riguardanti  la pubblica amministrazione, e relativi subcontratti. La condanna per  i delitti di cui al primo comma importa altresi'  l'esclusione  per  un periodo di due anni  da  agevolazioni,  finanziamenti,  contributi  o sussidi da parte dello  Stato  o  di  altri  enti  pubblici,  nonche' dell'Unione europea, relativi al settore di attivita' in cui ha avuto luogo lo sfruttamento.  L'esclusione  di  cui  al  secondo  comma  e' aumentata a cinque anni quando il fatto e' commesso  da  soggetto  al quale sia stata applicata la  recidiva  ai  sensi  dell'articolo  99, secondo comma, numeri 1) e 3)».


Titolo IV

RIDUZIONE DEI COSTI DEGLI APPARATI ISTITUZIONALI


 Art. 13


Trattamento economico dei  parlamentari  e  dei  membri  degli  altri organi costituzionali. Incompatibilita'. Riduzione delle spese  per i referendum

  1. A decorrere dal mese successivo a quello di  entrata  in  vigore della legge di conversione del  presente  decreto,  ai  membri  degli organi costituzionali si applica, senza effetti a fini previdenziali, una riduzione delle retribuzioni o indennita' di carica  superiori  a 90.000 Euro lordi annui previste alla data di entrata in  vigore  del presente decreto, in misura del 10 per cento per la parte eccedente i 90.000 euro e fino a 150.000 euro, nonche' del 20 per  cento  per  la parte eccedente 150.000 euro. A seguito della predetta  riduzione  il
trattamento economico complessivo non puo' essere comunque  inferiore a 90.000 euro lordi annui.
  2.  In  attesa  della  revisione  costituzionale   concernente   la riduzione del numero dei parlamentari e  della  rideterminazione  del trattamento  economico  omnicomprensivo  annualmente  corrisposto  ai
sensi dell'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 6 luglio  2011,  n.98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111:
    a) l'indennita' parlamentare e' ridotta del 50 per  cento  per  i parlamentari che svolgano qualsiasi attivita' lavorativa per la quale sia  percepito un reddito uguale o superiore al 15 per cento dell'indennita' medesima. La riduzione si  applica  a  decorrere  dal mese successivo al deposito presso la Camera  di  appartenenza  della dichiarazione annuale relativa ai redditi delle  persone  fisiche  di cui  alla  legge  5  luglio  1982,  n.  441  dalla  quale  emerge  il superamento del limite di cui al primo periodo;
    b) le Camere, in conformita' con quanto previsto  dai  rispettivi ordinamenti, individuano entro sessanta giorni dalla data di  entrata in vigore  del  presente  decreto  le  modalita'  piu'  adeguate  per correlare l'indennita' parlamentare al  tasso  di  partecipazione  di ciascun parlamentare ai lavori delle Assemblee, delle Giunte e  delle Commissioni.
  3. La carica di parlamentare e' incompatibile con qualsiasi altra carica pubblica elettiva. Tale  incompatibilita' si applica a decorrere dalla prima legislatura successiva alla data di entrata  in vigore del presente decreto.
  4.  All'articolo  7  del  decreto-legge  6  luglio  2011,   n.   98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio  2011,  n.  111, dopo il comma 2, e' aggiunto il seguente: «2-bis. Nel  caso  in  cui, nel medesimo anno, debba tenersi piu' di un referendum abrogativo, la convocazione degli elettori ai sensi dell'articolo 34 della legge  25 maggio 1970, n. 352, avviene per tutti i referendum abrogativi  nella medesima data.».

 Art. 14

Riduzione del numero dei consiglieri e assessori regionali e relative indennita'. Misure premiali

  1. Per il conseguimento degli obiettivi stabiliti  nell'ambito  del coordinamento della finanza  pubblica,  le  Regioni,  ai  fini  della collocazione nella classe di enti territoriali piu' virtuosa  di  cui all'articolo 20, comma 3, del decreto-legge  6  luglio  2011,  n.  98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio  2011,  n.  111,
oltre al rispetto dei parametri gia' previsti dal  predetto  articolo 20, debbono adeguare, nell'ambito della propria autonomia  statutaria e  legislativa,  i  rispettivi  ordinamenti  ai  seguenti   ulteriori parametri:
    a) previsione che il numero massimo dei consiglieri regionali, ad esclusione del  Presidente  della  Giunta  regionale, sia uguale o inferiore a 20 per le Regioni con popolazione fino ad un milione di abitanti; a 30 per le Regioni con popolazione fino a due  milioni  di abitanti; a 40 per le Regioni con popolazione fino a quattro  milioni di abitanti; a 50 per le Regioni con popolazione fino a  sei  milioni di abitanti; a 70 per le Regioni con popolazione fino ad otto milioni di abitanti; a 80 per le Regioni con popolazione  superiore  ad  otto
milioni  di  abitanti. 
La  riduzione  del  numero  dei   consiglieri regionali rispetto a  quello  attualmente  previsto  e'  adottata  da
ciascuna Regione entro sei mesi dalla data di entrata in  vigore  del presente decreto e  deve  essere  efficace  dalla  prima  legislatura regionale successiva a quella della data di  entrata  in  vigore  del presente decreto. Le Regioni che, alla data di entrata in vigore  del presente  decreto,  abbiano  un  numero  di   consiglieri   regionali inferiore a quello  previsto  nella  presente  lettera,  non  possono
aumentarne il numero;
    b) previsione che il numero massimo degli assessori regionali sia pari o inferiore ad un quinto del numero dei componenti del Consiglio regionale, con arrotondamento all'unita' superiore. La riduzione deve essere operata entro sei mesi dalla data di  entrata  in  vigore  del presente decreto e deve essere efficace, in ciascuna  regione, dalla prima legislatura regionale successiva a quella in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto;
    c) riduzione a decorrere dal 1° gennaio 2012,  in  attuazione  di quanto previsto dall'articolo 3 del decreto-legge 25 gennaio 2010, n.2, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 marzo 2010,  n.  42,
degli emolumenti e delle utilita', comunque denominati,  previsti  in favore dei consiglieri  regionali  entro  il  limite  dell'indennita' massima spettante ai membri del Parlamento, cosi' come  rideterminata ai sensi dell'articolo 1 del presente decreto;
    d)  previsione  che  il  trattamento  economico  dei  consiglieri regionali sia commisurato all'effettiva partecipazione ai lavori  del Consiglio regionale;
    e) istituzione, a decorrere dal 1° gennaio 2012, di  un  Collegio dei revisori dei conti, quale organo di vigilanza  sulla  regolarita' contabile, finanziaria  ed  economica  della  gestione  dell'ente;  i componenti tale Collegio sono scelti mediante estrazione da un elenco nel quale possono essere inseriti, a richiesta, i soggetti  iscritti, a livello regionale, nel Registro dei revisori legali  di  cui  al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, in possesso di  specifica qualificazione professionale in materia di  contabilita'  pubblica  e gestione economica e finanziaria degli enti territoriali;
    f) passaggio, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore  del presente decreto e con efficacia a decorrere dalla prima  legislatura regionale successiva a quella in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, al sistema  previdenziale  contributivo  per  i consiglieri regionali.
  2. L'adeguamento ai parametri di cui al  comma  1  da  parte  delle Regioni a Statuto speciale e delle province autonome di Trento  e  di Bolzano costituisce condizione per  l'applicazione  dell'articolo  27
della legge 5 maggio 2009, n. 42, nei confronti di quelle  Regioni  a statuto speciale e province autonome per le quali lo Stato, ai  sensi del citato articolo 27, assicura  il  conseguimento  degli  obiettivi costituzionali di perequazione e di solidarieta', ed elemento di riferimento per l'applicazione di misure premiali o  sanzionatorie previste dalla normativa vigente.

 Art. 15

Soppressione di Province e dimezzamento dei consiglieri e assessori

  1.  In  attesa  della  complessiva   revisione   della   disciplina costituzionale del livello di governo provinciale, a decorrere  dalla data di scadenza del mandato amministrativo provinciale in corso alla data di entrata in vigore del presente  decreto,  sono  soppresse  le Province diverse da quelle la cui popolazione rilevata al  censimento generale della popolazione del 2011 sia superiore a 300.000  abitanti o la cui superficie complessiva  sia  superiore  a  3.000  chilometri quadrati.
  2. Entro il termine fissato al comma 1 per  la  soppressione  delle Province, i Comuni del territorio della circoscrizione delle Province soppresse esercitano l'iniziativa di cui all'articolo 133 della Costituzione al  fine di essere aggregati ad  un'altra  provincia all'interno del territorio regionale, nel rispetto del principio di continuita' territoriale.
  3. In assenza di tale iniziativa entro il termine di cui al comma 1 ovvero nel caso in cui entro  il  medesimo  termine  non  sia  ancora entrata in vigore la legge statale di revisione delle  circoscrizioni provinciali, le funzioni esercitate  dalle  province  soppresse  sono trasferite alle Regioni, che possono attribuirle, anche in parte,  ai Comuni  gia'  facenti  parte  delle  circoscrizioni  delle   Province soppresse  oppure  attribuirle  alle  Province  limitrofe  a   quelle soppresse, delimitando l'area di competenza  di  ciascuna  di  queste
ultime. In tal caso, con  decreto  del  Ministro  dell'Interno,  sono trasferiti  alla  Regione  personale,  beni,  strumenti  operativi  e risorse finanziarie adeguati.
  4. Non possono, in ogni caso, essere istituite Province in  Regioni con popolazione inferiore a 500.000 abitanti.
  5. A decorrere dal primo rinnovo  degli  organi  di  governo  delle Province successivo alla data  di  entrata  in  vigore  del  presente decreto, il numero dei  consiglieri  provinciali  e  degli  assessori provinciali previsto dalla legislazione vigente alla data di  entrata in  vigore  del  presente  decreto  e'  ridotto  della   meta',   con
arrotondamento all'unita' superiore. Resta fermo quanto previsto  dai commi da 1 a 3 del presente articolo.
  6. La soppressione delle Province di cui al comma  1  determina  la soppressione degli uffici territoriali del governo aventi sede  nelle province  soppresse;  con  decreto  del  Ministro  dell'interno  sono stabilite le modalita' di attuazione del presente comma.
  7. Fermo quanto previsto dal comma 6, con uno o  piu'  decreti  del Presidente del Consiglio  dei  Ministri,  su  proposta  del  Ministro competente di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, si  procede  alla  revisione delle   strutture   periferiche   delle amministrazioni pubbliche presenti nelle province soppresse.

 Art. 16

                    Riduzione dei costi relativi alla rappresentanza politica nei comuni

  1. Al fine  di  assicurare  il  conseguimento  degli  obiettivi  di finanza pubblica, l'ottimale coordinamento della finanza pubblica, il contenimento delle  spese  degli  enti  territoriali  e  il  migliore svolgimento delle funzioni  amministrative,  a  decorrere  dal  primo rinnovo successivo alla  data  di  entrata  in  vigore  del  presente decreto,  nei  Comuni  con  popolazione  pari  o  inferiore  a  1.000 abitanti, il Sindaco e' il solo organo di governo e sono soppressi la Giunta ed il Consiglio comunale.  Tutte  le  funzioni  amministrative
sono esercitate obbligatoriamente in forma associata con altri Comuni contermini con popolazione pari o inferiore a 1.000 abitanti mediante la costituzione, nell'ambito del territorio di una  provincia,  salvo
quanto previsto dall'articolo 15 del  presente  decreto,  dell'unione municipale.
  2. Nei Comuni di cui al comma 1, il Sindaco e' eletto  a  suffragio universale e diretto. Ciascun elettore ha diritto di  votare  per  un candidato alla carica di Sindaco, segnando il relativo contrassegno o il nominativo sulla scheda elettorale. E' proclamato  eletto  Sindaco il candidato alla carica che ottiene il maggior numero  di  voti.  In caso di parita' di voti, si applica l'articolo  71  del  Testo  unico degli enti locali di cui al decreto legislativo 18  agosto  2000,  n.267. Restano ferme le norme vigenti in  materia  di  ineleggibilita', incandidabilita' e incompatibilita'  e  per  la  presentazione  della candidatura previste per i Sindaci dei comuni con popolazione fino  a 1.000 abitanti.
  3. L'unione municipale e'  costituita  dai  comuni  contermini  con popolazione pari o inferiore a 1.000 abitanti al fine  dell'esercizio in forma associata di tutte le funzioni amministrative e dei  servizi pubblici di spettanza comunale. La complessiva popolazione  residente nel  territorio  dell'unione  municipale  e'  pari  almeno  a   5.000 abitanti, salvo diverso limite demografico individuato  con  deliberadella Giunta regionale.
  4. Nel caso in  cui  non  vi  siano  altri  Comuni  contermini  con popolazione inferiore a 1000 abitanti, a tali Comuni si applicano, ai fini della composizione degli organi di governo,  le  norme  previste per i Comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti di cui al comma 9, lettera a). I comuni di cui al primo  periodo  costituiscono,  con  i comuni contermini, unioni di comuni, ai sensi  dell'articolo  32  del citato Testo unico al fine di ridurre le spese complessive.
  5. Gli organi dell'unione municipale sono l'assemblea municipale, il  presidente dell'unione  municipale  e  la   giunta   municipale. L'assemblea  municipale  e'  costituita  dai   sindaci   dei   comuni costituenti  l'unione  municipale   ed   esercita,   sul   territorio dell'unione municipale, le competenze  attribuite  dal  citato  Testo
unico ai Consigli comunali. L'assemblea municipale  elegge,  nel  suo seno, il Presidente dell'unione municipale, al  quale  spettano,  sul territorio  dell'unione  municipale,  le   competenze   del   Sindaco stabilite dall'articolo  50  del  citato  Testo  unico.  Spettano  ai Sindaci  dei  comuni  facenti   parte   dell'unione   municipale le attribuzioni di cui  all'articolo 54 del citato Testo unico.Il Presidente  dell'unione   municipale   nomina, fra i componenti l'assemblea municipale, la giunta municipale, composta da  un  numero di assessori non  superiore  a  quello  previsto  per  i  comuni  con popolazione uguale a quella complessiva  dell'unione  municipale.  La Giunta esercita, sul territorio dell'unione municipale, le competenze di cui all'articolo 48 del citato Testo unico.
  6. Lo statuto dell'unione  municipale  individua  le  modalita'  di funzionamento degli organi di cui  al  comma  5  e  ne  disciplina  i rapporti.
  7. Con regolamento da adottare entro novanta giorni dalla  data  di entrata in vigore del presente decreto, ai  sensi  dell'articolo  17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro
dell'interno, di concerto con il  Ministro  per  le  riforme  per  il federalismo, e' disciplinato il procedimento  di  prima  costituzione dell'unione municipale, prevedendo in ogni caso che, nel caso in  cui siano decorsi sei mesi dalla data di rinnovo dei  comuni  di  cui  al comma 1 e la costituzione dell'unione municipale non sia avvenuta, il Prefetto  stabilisca  per  i  Comuni  interessati  un   termine   per adempiere. Decorso inutilmente detto termine, il Prefetto  nomina  un commissario  ad  acta  al  fine  di  provvedere   alla   convocazione
dell'Assemblea municipale per gli adempimenti previsti.
  8. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni in  materia di ordinamento e funzionamento dei Comuni.
  9. A decorrere dal primo  rinnovo  di  ciascun  consiglio  comunale successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto:
  a) per i comuni con popolazione superiore a 1000 e fino a 3000 abitanti, il consiglio comunale e' composto, oltre al Sindaco, da cinque consiglieri ed il numero massimo degli assessori e'stabilito in due;
  b) per i comuni con popolazione superiore a  3000  e  fino  a  5000 abitanti, il consiglio comunale e' composto, oltre al Sindaco, da sette consiglieri ed il numero massimo degli assessori  e' stabilito
in tre;
  c) per i comuni con popolazione superiore a 5.000 e fino a 10.000 abitanti, il consiglio comunale e' composto, oltre al Sindaco, da nove consiglieri ed il numero massimo degli assessori e' stabilito in
quattro.
  10. All'articolo 14, comma 31, alinea, del decreto-legge 31  maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  30  luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni, le parole: «5.000  abitanti
o nel quadruplo del numero degli abitanti del comune demograficamente piu' piccolo tra quelli associati», sono sostituite  dalle  seguenti: «10.000 abitanti, salvo diverso limite  demografico  individuato  con
delibera della Giunta regionale,»; le lettere b) e  c)  del  medesimo comma 31 sono sostituite dalla seguente: "b)  entro  il  31  dicembre 2012 con riguardo a tutte le sei funzioni fondamentali loro spettanti ai sensi dell'articolo 21, comma 5, della  citata  legge  n.  42  del 2009".
  11. A  decorrere  dal  primo  rinnovo  del  collegio  dei  revisori successivo alla data di entrata in vigore  del  presente  decreto, i revisori dei conti dei Comuni sono scelti mediante estrazione  da  un elenco nel quale possono essere inseriti,  a  richiesta,  i  soggetti iscritti, a livello provinciale, nel Registro dei revisori legali  di
cui al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n.  39,  in  possesso  di specifica qualificazione professionale  in  materia  di  contabilita' pubblica e gestione economica e finanziaria degli enti  territoriali.
Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto  con  il  Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente  decreto,  sono  stabilite  le modalita' di attuazione del presente comma.
  12. Le spese di rappresentanza sostenute dagli  organi  di  governo degli enti locali  sono  elencate,  per  ciascun  anno,  in  apposito prospetto allegato al rendiconto di cui all'articolo  227  del  Testo unico degli enti locali di cui  al  18  agosto  2000,  n.  267.  Tale prospetto e' trasmesso alla  sezione  regionale  di  controllo  della Corte   dei   conti   ed   e'   pubblicato,   entro   dieci    giorni dall'approvazione del rendiconto, sul sito internet dell'ente locale.
Con atto di  natura  non  regolamentare,  adottato  d'intesa  con  la Conferenza Stato - citta' ed autonomie locali ai sensi  dell'articolo 3 del decreto  legislativo  28  agosto  1997,  n.  281,  il  Ministro dell'Interno, di concerto  con  il  Ministro  dell'economia  e  delle finanze, entro novanta giorni dalla data di  entrata  in  vigore  del presente decreto, adotta uno schema tipo  del  prospetto  di  cui  al primo periodo.
  13. All'articolo 14, comma 32, alinea del decreto-legge  31  maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  30  luglio 2010, n. 122, le parole «31  dicembre  2013»  sono  sostituite  dalle
seguenti: «31 dicembre 2012»; alla lettera a), del medesimo comma 32, le parole «31 dicembre 2013»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «31 dicembre 2012».
  14. Al fine di  verificare  il  perseguimento  degli  obiettivi  di semplificazione e di  riduzione  delle  spese  da  parte  degli  enti locali, il Prefetto accerta che  gli  enti  territoriali  interessati abbiano  attuato,  entro  i  termini   stabiliti,   quanto   previsto dall'articolo 2, comma 186, lettera e) della legge 23 dicembre  2009,
n. 191, e successive modificazioni, e dell'articolo 14, comma 32, del
citato decreto-legge n. 78 del  2010.  Nel  caso  in  cui,  all'esito dell'accertamento, il Prefetto rilevi la mancata attuazione di quanto previsto dalle disposizioni di cui al  primo  periodo,  assegna  agli enti inadempienti un termine perentorio entro  il  quale  provvedere. Decorso inutilmente detto termine, il Prefetto nomina un  commissario ad acta per l'adozione dei provvedimenti necessari.


 
Art. 17

                        Disposizioni relative al Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro

  1. Alla legge 30 dicembre 1986, n. 936 sono apportate  le  seguenti modificazioni:
    a) l'articolo 2 e' sostituito dal seguente: "Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e'  composto  da
esperti e da rappresentanti delle categorie produttive, in numero di settanta, oltre al presidente e al segretario  generale,  secondo  la seguente ripartizione:
  a) dodici esperti  di  chiara  fama,  qualificati  esponenti  della cultura economica, sociale e giuridica, dei quali otto  nominati  dal Presidente della Repubblica e quattro  proposti  dal  Presidente  del
Consiglio   dei   Ministri.   Fra   essi   l'Assemblea   nomina  un vicepresidente;
  b)  quarantotto rappresentanti di vertice delle categorie produttive, dei quali ventiquattro  rappresentanti  dei  lavoratori dipendenti attivi, sei rappresentanti dei lavoratori autonomi  attivi e diciotto rappresentanti delle imprese. Fra essi l'Assemblea  nomina due vicepresidenti;
  c) dieci rappresentanti delle associazioni di promozione sociale  e delle organizzazioni di  volontariato,  dei  quali  cinque  designati dall'Osservatorio nazionale dell'associazionismo e  cinque  designati dall'Osservatorio nazionale per il volontariato. Fra essi l'Assemblea nomina un vicepresidente.".
  b) l'articolo 14 e' sostituito dal seguente:  "Gli atti del CNEL sono assunti a  maggioranza  assoluta  dei  suoi
componenti in Assemblea. Il presidente, sentiti i vicepresidenti e il segretario generale, puo' istituire fino a  quattro  commissioni istruttorie, in ciascuna delle quali siedono  non  piu'  di  quindici consiglieri,  proporzionalmente   alle   varie   rappresentanze.   La presidenza di ciascuna commissione  istruttoria  spetta  ad  uno  dei vicepresidenti.".
  2. Gli articoli 6, comma 1, e 15 della legge 30 dicembre  1986,  n. 936, sono abrogati. E' altresi' abrogata, o coerentemente modificata, ogni altra norma incompatibile con le disposizioni di cui al presente articolo. Entro trenta giorni dall'entrata  in  vigore  del  presente decreto il Presidente della Repubblica provvede alla nomina dei nuovi rappresentanti delle categorie produttive  di  cui  alla  lettera  b) dell'articolo 2 della legge 30 dicembre 1986, n. 936, come sostituito dal precedente comma 1.

 Art. 18

                      Voli in classe economica

  1. I Parlamentari, gli amministratori pubblici, i dipendenti  delle amministrazioni  dello  Stato,  centrali  e  periferiche, anche a ordinamento autonomo, gli amministratori, i dipendenti e i componenti degli enti e organismi pubblici, di aziende autonome e  speciali, di aziende a totale partecipazione pubblica, di autorita' amministrative indipendenti o di altri enti pubblici  e  i  commissari  straordinari che, per gli spostamenti e le missioni legate a ragioni  di  servizio all'interno dell'Unione europea  utilizzano  il  mezzo  di  trasporto aereo, volano  in  classe  economica.  Resta  fermo  quanto  previsto dall'articolo 1, comma 216, della legge 23  dicembre  2005,  n.  266.All'articolo 1, comma 468, della legge 27 dicembre 2006, n.  296,  le parole "al personale con qualifica non inferiore a dirigente di prima fascia e alle categorie equiparate, nonche'" sono soppresse.


 
 Art. 19

Disposizioni finali

  1. Alle  maggiori  spese  derivanti  dall'attuazione  del  presente decreto, di cui, rispettivamente,  all'articolo  1  commi  16  e  25, all'articolo 2  comma  1,  all'articolo  5  e  all'articolo  7,  pari complessivamente a 4.154,6 milioni di euro per l'anno  2012  a  1.280 milioni di euro per l'anno 2013, 1.289 milioni  di  euro  per  l'anno 2014, 323 milioni di euro per l'anno 2015 e 16 milioni  di  euro  per l'anno 2016, che aumentano in termini di indebitamento netto a  1.330 milioni per l'anno 2013 ed  a  1.439  milioni  per  l'anno  2014,  si
provvede  con  quota  parte  delle  maggiori  entrate  derivanti  dal presente decreto.
  2. Il Ministro dell'economia e  delle  finanze  e'  autorizzato  ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio


Art. 20

Entrata in vigore

 
  1. Il presente decreto entra in vigore il giorno stesso  della  sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della  Repubblica  italiana  e sara' presentato alle Camere per la conversione in legge.
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
   
 Dato a Roma, addi' 13 agosto 2011

                             NAPOLITANO


                    Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri

                    Tremonti, Ministro dell'economia e delle finanze 

Visto, il Guardasigilli: Palma

Fonte: Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato



Nessun commento:

Posta un commento